ChiAmami Grassa

Reading di poesie e dibattito sulla grassofobia

Martedì 7 novembre 2017 dalle 19:00, VAG61, Via Paolo Fabbri 110, Bologna

Il collettivo Mujeres Libres invita la poeta cilena Gabriela Contreras all’incontro “Chiamami Grassa!”.
Gabriela è attivista precaria, lesbofemminista, de/coloniale e antirazzista. Opera tra il Chile e Valencia (Spagna) animando workshop di poesia e inventando spazi di discussione per donne, lesbiche e trans.

Con lei vogliamo parlare dei nostri corpi, normati dall’estetica patriarcale e sfidati continuamente dalle pretese e dalle contraddizioni del post-capitalismo e della precarietà che ci ruba tempo e spazio e pretende di contenere i nostri desideri debordanti.
Approfondiamo e riflettiamo insieme su come veniamo guardate e definite, ma soprattutto riappropriamoci di queste narrazioni!
Rivendichiamo l’espressione libera di ogni tipo di corpo, ribaltiamo e reinventiamo gli immaginari collettivi, scriviamo e amiamo.

Cos’è la grassofobia?
Dal termine spagnolo ‘gordofobia’, la grassofobia è la discriminazione di tutti quei corpi che non rispettano l’immaginario eteropatriarcale del corpo femminile.
Oltre a parlare di stereotipi e condizionamenti più o meno sottili, ci concentreremo soprattutto su strategie di riappropriazione e de/colonizzazione dei nostri corpi.

corpi grassi, corpi corpi,
contro la grassofobia noi urliamo poesia

scaletta:

h19.30 reading poesie
dibattito su grassofobia
scambio di esperienze personali
h 21.00 cena

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La Fanzine della campagna Abortisco e #nonmipento!

Siamo contente di pubblicare finalmente la fanzine della campagna “Abortisco e non mi pento: esperienze di donne che non si sono pentite” scaricabile da questo LINK (e nella sezione Materiali & Contributi) dove abbiamo raccolto le storie delle donne che hanno affrontato un aborto e hanno deciso di condividere la loro esperienza per poterne fare tesoro per altre donne.

Pensiamo infatti che un buon modo per lottare contro l’obiezione di coscienza e lo stigma che le donne subiscono quando affrontano l’interruzione di gravidanza, sia quello della parola e della narrazione.

Trovare nelle parole dell’altra e nella pratica della condivisione forza ed energia creando una diversa narrazione dell’aborto che non sia quella colpevolizzante, vittimistica di matrice cattolica, che vuole sempre le donne pentite, poverine, sopraffatte e mai autodeterminate.

Vogliamo anche che questi racconti siano momento di denuncia di ciò che le donne vedono e subiscono negli ospedali italiani dove l’obiezione di coscienza e gli atteggiamenti giudicanti di molto personale sono sempre più invadenti.

La campagna è ancora attiva: puoi mandarci un testo scritto, una foto, un disegno, un fumetto, una registrazione, un indirizzo dove incontrarci. Scegli il mezzo che più ti piace.

Sul blog trovate due sezioni in cui stiamo raccogliendo storie di aborto e storie connesse all’aborto:

Senza colpa“ Esperienze di donne che non si sono pentite.

Storie di ordinaria obiezione“ Raccogliamo qui momenti, episodi, disavventure che riguardano l’incontro con gli obiettori e gli atteggiamenti stigmatizzanti e colpevolizzanti che il personale negli ospedali, e non solo, attua durante il percorso per l’interruzione di gravidanza.

Scrivici alla mail viazambonifemminista@inventati.org o contattaci sulla nostra pagina Facebook Mujeres Libres Bologna!

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Riparte la campagna Abortisco e #nonmipento!

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Riparte la Campagna ABORTISCO e #nonmipento

Continuiamo a raccogliere le storie di chi ha dovuto affrontare vari ostacoli per accedere all’IVG (personale giudicante e non collaborativo, ospedali con solo medici obiettori, ecc..) e anche di tutte le donne che semplicemente non si sono pentite.

Con le prime storie abbiamo creato una fanzine. Vogliamo ancora dare spazio alle tante donne che hanno vissuto l’esperienza dell’aborto.

Distruggiamo insieme la narrazione vittimistica dell’interruzione volontaria di gravidanza, per dire a tutte che si può vivere l’esperienza dell’aborto in maniera serena.

Inviaci il tuo racconto a viazambonifemminista@inventati.org
Leggi le altre storie sul nostro blog nelle sezioni Senza colpa e Storie di ordinaria obiezione
Seguici su facebook alla pagina Campagna abortisco e #nonmipento

In vista del 28 settembre, dal 1990 giornata di azione globale per il diritto all’aborto sicuro e per la sua depenalizzazione, vogliamo riportare l’attenzione su un tema a noi caro come la libertà di scelta sui corpi e la condanna senza se e senza ma dell’obiezione di coscienza.

In vista di questa data le mobilitazioni saranno tante. Noi a Bologna cominciamo a prepararci: vi aspettiamo domani sera all’assemblea di NON UNA DI MENO: https://www.facebook.com/events/135910563688481/

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La violenza maschile non è una metafora

Aderiamo al comunicato di Non una di meno Bologna
Lunedì scorso, la seduta del Consiglio comunale di Bologna, ci ha offerto uno spettacolo che ben esprime il livello di misoginia e banalizzazione della violenza di genere di cui è portatrice certa politica istituzionale. Il capogruppo del PD, Mazzanti, ha duramente attaccato consigliere e consiglieri di opposizione accusandoli di “strumentalizzare le donne”. Nel mirino di Mazzanti erano finite le critiche giustamente rivolte alla presenza del presidente della regione Emilia-Romagna Bonaccini tra coloro, tutti uomini, che seduti sul palco di una kermesse politica a Sulmona lo scorso fine settimana, si sono fatti reggere l’ombrello da altre, tutte donne, ovviamente mute e per tutto il tempo in piedi, per ripararsi da sole e pioggia.
Eppure, a proposito di strumentalizzazione delle donne, in Consiglio comunale nessuna o nessuno è sembrato accorgersi di un fatto in apparenza meno eclatante ma altrettanto grave. Poco prima, infatti, il consigliere Persiano, dirigente provinciale del PD, invocando l’intervento della Questura per sgomberare XM24, ha detto che “è ora di smettere di violentare la gente del quartiere”. Lo ha fatto soffermandosi proprio sul verbo “violentare”, scandendolo per dare più enfasi alla frase e rafforzare maggiormente la sua “argomentazione”.
L’uso della metafora “politica” dello stupro è sempre grave, soprattutto se banalizzata da un uomo in questo modo. Che sia utilizzata in questi giorni, in Consiglio comunale, per rivendicare la necessità di uno sgombero di uno spazio autogestito ce la rende ancora più indigeribile. Quella di Persiano è un’uscita tanto più inaccettabile data la sua appartenenza al partito che guida l’attuale giunta, che nel documento programmatico di inizio mandato, si è addirittura definita “femminista”.
L’uso di un linguaggio di questo tipo, drammaticamente irrispettoso delle storie di violenza che donne, lesbiche, froce, e trans* vivono davvero ogni giorno, anche in questa città, nello spazio pubblico e nelle relazioni intime, è invece il riflesso di una cultura politica maschile (e maschilista) che non è interessata a mettere in discussione i propri privilegi né tantomeno a cambiare i rapporti di potere nella società. Ed anzi, continua a chiudere o normalizzare spazi di autorganizzazione queer, femminista e transfemminista, e a dare sfogo a pruriti autoritari.
Del resto, il progetto dell’amministrazione sul quartiere della Bolognina, fino ad ora si è concretizzato solo negli sgomberi di esperienze di autogestione come quelle dell’occupazione dell’ex Telecom e di via De Maria – per dirne due, tra quelli effettuati negli ultimi anni -, in tentativi di gentrificazione maldestra a colpi di food scadente a 15 euro a panino, nei monumenti alla desertificazione e alla speculazione come la trilogia Navile o nella militarizzazione delle strade in nome della sicurezza. Tutto questo non va di certo verso la libera attraversabilità del quartiere da parte delle donne.
La nostra safety, ossia il nostro reale benessere e percezione di sicurezza, invece, è direttamente proporzionale alla presenza di legami sociali di solidarietà attiva e non alla legittimazione e concessione di spazio politico a comitati che insorgono, invocando politiche repressive contro ogni manifestazione di vita vivente.
Sentiamo, oggi più che mai, l’esigenza di ribadire uno degli storici slogan del movimento femminista: No agli scambi politici sul corpo delle donne“!
Ribadiamo inoltre la nostra solidarietà a XM24 e a tutte le realtà autogestite: non permetteremo né in questa occasione né in altre che la violenza di genere e del genere, venga ridotta ad argomento pretestuoso per legittimare politiche securitarie e autoritarie.
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