Interruzione volontaria di gravidanza e Covid-19. Appello alla SIGO

Come Mujeres Libres aderiamo all’appello per l’implemento del ricorso all’aborto farmacologico lanciato da Pro-choice. Rete italiana contraccezione aborto, e vi chiediamo di dare massima diffusione.
E ricordate: loro (i cattivi) non sono per la vita, sono contro la libera scelta, la nostra!

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Ecco qui l’appello:

 

Pro-choice rete italiana contraccezione e aborto si appella alle società scientifiche di riferimento per la salute sessuale e riproduttiva SIGO (AOGOI, AGITE e AGUI) per chiedere di emanare, come è avvenuto in Francia e in Inghilterra, raccomandazioni per i servizi 194 e un adeguamento normativo delle procedure attuali, in particolare quelle per l’aborto farmacologico, che in questa fase di emergenza sanitaria appaiono particolarmente arretrate e non consone alle evidenze scientifiche e alla best practice medica.

STARE A CASA è FONDAMENTALE PER COMBATTERE IL DILAGARE DEL CONTAGIO: Questa è la raccomandazione che sentiamo dire di continuo da parte delle autorità scientifiche competenti sulla pandemia da SARS-CoV2.

Per questo, con l’aumentare delle necessità di assistenza ai malati di COVID-19, sono state gradualmente sospese tutte le prestazioni differibili nei i reparti ostetrico-ginecologici degli ospedali. Anche le visite nelle strutture territoriali (poliambulatori, Consultori, studi medici privati) sono limitate ai soli casi urgenti e ai controlli prenatali (vedi quanto specificato il 30/3/2030 in Chiarimenti: Linee di indirizzo del Ministero della salute).

Tra le prestazioni non differibili ci sono le interruzioni volontarie della gravidanza (IVG) per legge obbligate entro precisi spazi temporali e fino ad oggi garantite in Italia solo all’interno degli ospedali.

Le linee guida delle società scientifiche di molti paesi europei prevedono la possibilità per la donna, dopo una consulenza e prescrizione medica iniziale, di utilizzare i farmaci previsti anche a casa propria.

Facciamo come in Francia e Inghilterra

Sarebbe quindi estremamente vantaggioso, in questa fase della pandemia, che anche per le donne italiane fosse autorizzata questa possibilità, con la necessità di una sola visita, presso il Consultorio collegato all’ospedale o l’Ambulatorio ospedaliero dedicato.  La situazione attuale, prevede invece per l’aborto volontario farmacologico dai 2 ai 4 accessi in Ospedale (valutazione iniziale con ecografia ed esami ematici, assunzione del primo farmaco, assunzione dopo 48 ore del secondo farmaco, controllo dopo 14 gg circa). Di fatto, l’IVG con metodo farmacologico (offerta in modo disomogeneo e insufficiente sul territorio nazionale), in questo periodo, è stata sospesa in molti nostri ospedali.

Di recente il RCOG (Royal College of Obstetricians and Gynaecologist – UK), e il CNGOF (Collège National des Gynécologues et Obstétriciens FrançaisCollege) hanno pubblicato nuove raccomandazioni per l’assistenza all’aborto volontario durante la pandemia da Coronavirus.

Le raccomandazioni francesi impongono di incoraggiare l’IVG farmacologica a casa, spiegando i motivi alla paziente, e di raggruppare in un unico luogo e accesso il consulto ginecologico, la valutazione degli esami, l’ecografia di datazione, anche in caso di aborto chirurgico (per il quale è suggerita l’anestesia locale quanto più possibile). Inoltre, in Francia, gli e le operatrici IVG (ginecologhe/i ed ostetriche/i) hanno ricevuto dal Ministero l’autorizzazione per la telemedicina dopo un giorno dalla chiusura totale e messo online le informazioni e i documenti di cui hanno bisogno.

Le raccomandazioni del RCOG affermano che durante il periodo di pandemia da Coronavirus debbano essere sospese le normali procedure in uso per l’assistenza all’aborto volontario. Sulla base di modelli ben stabiliti di assistenza usati ampiamente, ma finora limitati nella pratica clinica in UK, RCOG raccomanda di massimizzare l’uso di consultazione da remoto (video, telefono) per la valutazione pre e postaborto, e nel caso delle donne che richiedono un aborto farmacologico, consiglia una valutazione ambulatoriale di persona solo se il beneficio della visita è superiore al rischio di contagio. Inoltre, suggeriscono che l’ecografia pre-aborto può essere evitata, sulla base dell’anamnesi, così come il prelievo di sangue.

Noi pensiamo che anche la SIGO (AOGOI/AGUI/AGITE) debba emanare raccomandazioni per i servizi 194 in Italia in tempo di pandemia e richiedere un adeguamento normativo delle procedure attuali, in particolare quelle per l’aborto farmacologico, che in questa fase di emergenza sanitaria, appaiono particolarmente arretrate e non consone alle evidenze scientifiche e alla best practice medica, anche estendendo  la possibilità di somministrare il Mifepristone fino a 9 settimane.

Riteniamo che, in questo periodo, le sale operatorie, il servizio di anestesia, i ricoveri anche in day hospital vadano usati al minimo. Pertanto la territorializzazione dell’aborto farmacologico andrebbe favorita, così come avviene da tempo nella maggioranza dei paesi europei, che hanno percentuali molto elevate di aborto medico “at home” a differenza dell’Italia, e hanno risultati da tempo consolidati sulla efficacia e la sicurezza della metodica (Thoai D Ngo et al.2011 Comparative effectiveness, safety and acceptability of medical abortion at home and in clinic: a systematic review).

Consultori provvisti di ecografo e di personale formato, potrebbero fornire tutta questa procedura, riservando all’Ospedale solo i rari casi problematici. In assenza di un Consultorio, collegato con l’Ospedale e adeguatamente attrezzato, questo compito può essere interamente assorbito dall’ambulatorio IVG di ogni Ospedale (prevedendo un percorso separato per le donne contagiate o sospette di esserlo). Sgravando l’organizzazione ospedaliera e semplificando le procedure, nel rispetto della sicurezza delle pazienti, come avviene in Irlanda, in Portogallo, Spagna, Francia, Svezia, UK (in USA fino a 10 settimane-FDA 2016).

Il Ministero della Salute dovrà intraprendere tutte le modifiche normative di emergenza che permettano questa good practice mondiale.

In particolare riteniamo che sia necessario permettere e implementare:

– l’aborto farmacologico a casa dopo una unica consultazione ambulatoriale/ consultoriale, con modalità (che ogni struttura deve garantire) di sorveglianza e reperibilità per le utenti
– l’estensione dell’autorizzazione dell’aborto farmacologico dalla settima (49 giorni) alla nona settimana (63 giorni) gestazionale come nel resto di Europa

In questo periodo molte donne hanno difficoltà a muoversi, a contattare in tempo i pochi Consultori e servizi ospedalieri aperti per la 194, molte hanno paura di andare in ospedale: se vogliamo evitare che non trovino una risposta adeguata nel SSN e si rivolgano a pratiche meno sicure, è importante che siano predisposti Servizi pronti ad accogliere le loro domande, anche da remoto. 

Una recente review sistematica degli studi pubblicati sull’utilizzo della telemedicina per l’aborto medico (studi eterogenei e con dati self-reported),   raccoglie i risultati dell’esperienza di varie organizzazioni sovranazionali  indipendenti (come Women on Web e Women help Women) o  di servizi di telemedicina offerti da strutture sanitarie locali  (Endler M et al 2019 Telemedicine for medical abortion: a systematic review) e  conclude che l’IVG farmacologica mediante telemedicina  appare essere ben accettata dalle donne e dagli operatori e mostra esiti di  efficacia  e  sicurezza simili a quelli riportati dall’assistenza “di persona”, con tasso di revisioni chirurgiche post-procedura dal 0,9 a 19,3%. 

Chiediamo pertanto, in questo periodo di emergenza sanitaria (obbligo di distanziamento sociale, ridotta mobilità, chiusura dei presidi) di considerare anche   la possibilità di aborto farmacologico a casa dopo sola consultazione da remoto (come avviene ormai per molte patologie da parte dei MMG), con modalità garantite di sorveglianza e reperibilità per le utenti da parte della struttura che offre il servizio.

La scelta di implementare l’aborto farmacologico a casa (con una gestione ambulatoriale/consultoriale o interamente telemedica) permetterebbe tra l’altro una riduzione dei costi per ricoveri inutili (in media attorno ai 1000 Eu per IVG), anche se comporta necessariamente un investimento di risorse per la FORMAZIONE del PERSONALE che dovrà applicare nuove procedure e conoscere i protocolli sperimentati e favoriti dall’OMS (che sta deliberando proprio in favore della IVG telemedica). Vi proponiamo di costruire rapidamente come Società Scientifiche di cui molte di noi fanno parte, una FAD con ECM che possa favorire la formazione degli operatori medici ed ostetriche sull’IVG farmacologica.

È un tema sanitario: vogliamo proteggere dal contagio operatori e donne, permettere un approccio adeguato all’epoca COVID19 anche per le donne che chiedono una IVG, in un’epoca in cui è possibile essere di supporto essendo connessi in molti modi.

Sicure/i dell’attenzione che vorrete riporre su questo tema che coinvolge comunque un grande numero di donne in tutta Italia (a cui vorremmo garantire una assistenza adeguata seguendo l’esempio degli altri paesi in Europa) attendiamo una vostra sollecita risposta.

Referenze:
a) VG/COVID-19 – Recommandations du CNGOF pour les IVG en période de COVID 19 – 17/03/2020
b) Prise en charge des IVG médicamenteuses à domicile durant l’épidémie de COVID – 26/03/2020 (aggiornamento successivo)
c) https://www.nhs.uk/conditions/coronavirus-covid-19/?gclid=CjwKCAjw95D0BRBFEiwAcO1KDItIFNtFE0o5Vvqa8DBpFpGxNTVexhnRTuAfXrr7CnnMpkwlda7rgxoCdLEQAvD_BwE

PER ADESIONI: PROCHOICE.RICA@GMAIL.COM

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Racconto del 03-04-2020

Ciao a tutte, ho sentito l’esigenza di prendere parola in merito alla questione ivg, dopo aver letto vari articoli e dopo essere stata io, in prima persona, protagonista di questo momento. Sono una ragazza che vista da fuori può sembrare forte e sicura di sé, ma come tante di voi in questo momento mi sono sentita sola, fuori dal mondo, con tantissime domande e poche certezze. Specialmente in questo periodo storico che stiamo vivendo, l’emergenza del corona virus, non mi sono preoccupata tanto delle modalità con cui poter accedere in ospedale o in consultorio, ma mi sono sentita un peso per quei medici e tutto il personale sanitario che al momento sono più che mai oberati di lavoro. Dopo tanti pensieri, domande e preoccupazioni ed ora che questa situazione si può dire ormai “passata”, ho capito che viverla ora o due mesi fa quando l’emergenza non era ancora in atto, era la medesima situazione. Voglio raccontare la mia esperienza, per tutte quelle ragazze che come me si sono sentite perse, la mia è una voce personale e soggettiva ma che spero possa essere d’aiuto a tutte voi. Per come ho vissuto questa situazione, posso dire che l’emergenza del Covid19 non ha intralciato in alcun modo le mie scelte. Ho fatto un percorso abbastanza lineare, passando dal Consultorio (in città ce n’è uno almeno in ogni quartiere), si procede prendendo appuntamento e basta una semplice chiamata. Presso il Consultorio, oltre alla visita medica, viene compilato un modulo con l’infermiera di turno che in nessun modo mi ha messa a disagio o mi ha fatta sentire un peso, anzi, ha più volte ribadito il fatto che qualora ne avessi o ne aveste bisogno ci sono psicologi a supporto ed è tutto totalmente gratuito. Il medico del consultorio con il modulo compilato insieme all’infermiera, vi rilascia il certificato di interruzione volontaria di gravidanza da consegnare all’Ospedale dove deciderete di recarvi. Al momento in ospedale si va senza appuntamento e secondo degli orari stabiliti, di solito la mattina, e dopo aver parlato con l’infermiera e dopo l’ecografia con la ginecologa si fissano gli appuntamenti per l’ivg: in base alle tempistiche si può scegliere se procedere con quella farmacologica (quindi con la Ru-486) oppure quella chirurgica, e per la prima ci sono dei limiti di tempo, ovvero si può procedere entro la 7 settimana. Io, rientrando nei tempi, sono potuta andare avanti con il trattamento farmacologico che prevede in situazione di day Hospital, l’assunzione della prima pillola di mifepristone e dopo 48/72h l’assunzione delle due pillole di misoprostolo (che indurranno l’aborto). Ho raccontato brevemente la mia esperienza, questo perché credo che ognuna di noi viva questi momenti in maniera molto soggettiva e purtroppo non è detto che possa trovare la stessa tranquillità che ho trovato io. Ognuna di noi, che si trovi a dover interrompere una gravidanza indesiderata, proverà dolore, fisico e psicologico, e sono fermamente convinta che non dovrebbe trovarsi nella situazione di vivere queste esperienza da sola. Ho letto molte opinioni online tra i vari forum, ma credo che io stessa, anche avendo avuto il supporto e l’appoggio di persone che mi vogliono bene, avrei voluto leggere o ascoltare la storia di qualcuno che ha vissuto tutto questo durante una pandemia . Per cui come ho già ribadito, ho lasciato alle ragazze di Mujeres Libres i miei contatti, e se avete delle domande o dei dubbi non medici, in quanto per quello è disponibile il servizio sanitario nazionale, ma se volete anche soltanto un punto di ascolto sono assolutamente a disposizione. Purtroppo per anni, persone/organizzazioni hanno sentenziato su un diritto fondamentale ed inalienabile, e nel periodo storico che stiamo vivendo per alcune di noi è divenuto anche inaccessibile: io sono la voce positiva fuori dal coro che non solo vi ricorda quanto questa sia una scelta libera esclusivamente di voi stesse, ma anche che, potete usufruire di quello che è un vostro diritto senza sentirvi giudicate o inadeguate. Non siete sole.

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Accesso all’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) BOLOGNA – Emergenza COVID-19

ATTENZIONE! ATTENZIONE!

Il servizio di IVG è garantito, ma il percorso per accedervi è stato modificato, così come le strutture che garantiscono il servizio.

Dove rivolgersi

Come accedere

OSPEDALE MAGGIORE largo Bartolo Nigrisoli, 2

40100 BOLOGNA

Ostetricia-ginecologia

Day hospital ginecologia

palazzina F, piano terra

Centralino: 051 6478111

Accesso diretto

dal lunedì al venerdì, dalle 8:30 alle 12:30.

Documenti necessari: documento d’identità e tessera sanitaria

Non sono richiesti né il certificato medico che attesti la gravidanza, né il test di gravidanza nominale

OSPEDALE S.ORSOLA-MALPIGHI: SERVIZIO SOSPESO!

Consigliamo comunque di chiamare la struttura presso cui si vuole interrompere la gravidanza per avere informazioni il più possibile aggiornate.

Queste informazioni sono state raccolte direttamente da noi, ciò non esclude il fatto che possano esserci imprecisioni e lacune. In caso ne riscontriate vi chiediamo di comunicarcele all’indirizzo email viazambonifemminista@inventati.org e provvederemo ad effettuare le dovute correzioni.

Ci auguriamo la massima diffusione di queste informazioni, chiediamo però che non venga modificato il contenuto in nessuna parte.

Qui il pdf per consultazione e diffusione: Accesso IVG Bologna Covid-19

AGGIORNAMENTO 30/03/2020

Collettivo femminista Mujeres Libres-Bologna                                                        Mail: viazambonifemminista@inventati.org 

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SUPPORTO E SOSTEGNO ALL’IVG NELL’EMERGENZA COVID-19: contattaci!

In questi periodo caratterizzato dall’emergenza sanitaria, in un clima di grande incertezza e instabilità molte cose sono passate in secondo piano, negli ospedali tutte le forze sono concentrate per arginare il contagio e curare le persone che hanno contratto il virus. Ci sono, però, interventi che son anch’esse delle emergenze e non possono essere rimandate, l’interruzione volontaria di gravidanza è uno di questi. E’ di fondamentale importanza che sia garantito alle donne il diritto di abortire, diritto che in tempi non emergenziali è fin troppe volte ostacolato, in questo periodo più che mai deve essere facilmente accessibile, per tutelare il diritto di interrompere una gravidanza e farlo nel più breve tempo e passaggi possibili per tutelare la propria salute.

Sei una persona che deve sottoporsi a un’ivg? Forse desideri la compagnia ed il supporto di una voce amica che ti sia accanto, anche se telefonicamente, al di là dell’iter sanitario, una donna che ti dia sostegno nella tua scelta. Noi Mujeres Libres ci siamo! Scrivi il tuo numero ad uno dei nostri canali (Pagina facebook: Mujere Libres Bologna; mail: viazambonifemminista@inventati.org) e il modo in cui preferisci essere contattata (ad esempio chiamata telefonica o whatsapp) e sarà nostra premura contattarti nei tempi e modi da te richiesti per supportarti. Ora più che mai crediamo che sia importante prenderci cura le une delle altre, da qualunque luogo ti trovi ti daremo supporto.

Noi Mujeres Libres ci occupiamo da tempo di aborto, sostenendo le scelte di chi decide di fare una IVG, impegnandoci perché il diritto all’aborto sia rispettato e perché le donne che lo scelgono possano viverlo in tranquillità senza subire alcun giudizio o essere ostacolate da personale sanitario obiettore. Ci siamo impegnate anche nel decostruire gli stereotipi che vedono il senso di colpa come presenza inscindibile dall’esperienza dell’aborto, chiedendo alle donne che lo hanno affrontato di condividere la loro esperienza per  poterne fare tesoro per altre donne. Pensiamo che la narrazione sia importante. Per superare quella dominante, in cui la colpa è una presenza costante, rilanciamo la nostra campagna Abortisco e #nonmipento, già attiva nei nostri canali, per poter condividere esperienze anche in questo momento particolare, in cui paura e instabilità serpeggiano fra di noi come il virus. Noi ci siamo, noi ti sosteniamo.

[Sei una persona che ha avuto esperienze di IVG e vuoi condividere la tua esperienza o parlarne con una voce amica e solidale? Puoi richiedere di essere contattata da noi nelle modalità sopra descritte. Oppure mandarci il tuo racconto dell’aborto in tempo di Covid-19 per iscritto così da poterlo condividere con altre donne]

[A tal proposito rilanciamo la nostra campagna Abortisco e #nonmipento
https://mujeres-libres-bologna.noblogs.org/campagna-abortisco-e-nonmipento/.
Scrivici!]

 

 

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DALLA BASSA A BRUXELLES: NOGENDER DI PROVINCIA E LOBBY INTERNAZIONALI


Mujeres Libres Bologna, verso lo sciopero femminista e transfemminista globale dell’8e9 marzo, presentano:

Venerdì 21 gennaio alle 18:30 al Circolo Anarchico Berneri, piazza di Porta Santo Stefano 1

👉🎥 Proiezione del documentario ”L’ordine naturale delle cose”, sulla galassia degli antiabortisti e movimenti ultrareazionari europei
📣 Dibattito con le/gli autorx, Massimo Prearo e Rete Stopcattofascisti Bologna
🎷🎺 Aperi-set Power Gender ⚡️

“Nessuna possibilità di abortire, neanche in caso di stupro o di incesto. Combattere il diabolico, la sodomia, il pensiero unico, i complotti per ridurre la popolazione mondiale orchestrati dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite. Anche a costo del martirio”. Sono questi e altri ancora i propositi della – ben finanziata – rete ultraconservatrice di cui si parla nel documentario ”L’rodine naturale delle cose”. Una rete che costituisce l’ossatura della lobby antigender che ha come obiettivo la diffusione di idee autoritarie in tutta Europa. Una galassia di associazioni pro life e gruppi politici come Forza Nuova (attivi anche nella provincia emiliano-romagnola), che insieme a movimenti ecclesiali, come per esempio quello dei neocatecumenali, danno corpo a un nuovo fenomeno politico che con azioni locali e alleanze transnazionali vuole imporre una nuova chiusura sulle questioni di genere e sessualità riaffermando la sacralità della famiglia naturale. L’integralismo cattolico porta una nuova veste, ma ha gli stessi contenuti di sempre: impedire alle donne di scegliere sul proprio corpo attraverso l’abolizione del dritto all’IVG, soffocare la richiesta di diritti del movimento LGBTQI, ostacolare con tutti i mezzi a loro disposizione una visione critica rispetto ai ruoli di genere imposti. Come si stanno radicando nel dibattito pubblico? Quali strategie comunicative mettono in atto?
Ne parleremo con Marina De Ghantuz Cubbe, Giovanni Culmone e Ludovico Tallarita, autrice e autori del documentario, Massimo Prearo, ricercatore dell’Università di Verona e studioso dei movimenti genderfobici, e la Rete Stop Cattofascisti Bologna.
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🎞SINOSSI

L’ORDINE NATURALE DELLE COSE

un’inchiesta di Giovanni Culmone, Marina de Ghantuz Cubbe, Ludovico Tallarita. Tutor: Pietro Suber

L’inchiesta ha vinto l’ottava edizione del Premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo- categoria video ed è stata realizzata grazie al sostegno dell’associazione Amici di Roberto Morrione.

Nessuna possibilità di abortire, neanche in caso di stupro o di incesto. Combattere il diabolico, la sodomia, il pensiero unico, i complotti per ridurre la popolazione mondiale orchestrati dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite. Anche a costo del martirio. La crociata per ristabilire “L’Ordine Naturale delle Cose” coinvolge oltre 300
associazioni in tutto il continente e attraverso una piattaforma chiamata “Agenda Europa” segue un disegno politico ben preciso: l’elaborazione di strategie e proposte di legge per limitare i diritti sessuali e riproduttivi dei cittadini europei in particolare donne e omosessuali definiti sodomiti. Per gli appartenenti ad Agenda Europa diventa
fondamentale agire nell’ombra al punto che chi organizza e finanzia gli incontri nega l’esistenza della piattaforma.
Tra le organizzazioni che hanno preso parte agli incontri di lobbying di “Agenda Europa” figura il Dignitatis Humanae Institute (DHI), che nel giugno 2017 attraverso un bando del Mibact si era aggiudicato la concessione della Certosa di Trisulti per 19 anni. Unico finanziatore del DHI di cui è stata resa nota l’identità: Steve Bannon, l’ex-stratega del Presidente statunitense Donald Trump. Il suo obiettivo? Utilizzare la Certosa per creare una “scuola per gladiatori” dove istruire i sovranisti di domani.
L’attenzione mediatica ha messo in luce numerose incongruenze nella documentazione presentata dal DHI per partecipare al bando. Ad oggi la concessione è stata formalmente revocata, sebbene il presidente del DHI, Benjamin Harnwell, continui a vivere all’interno del monastero. Harnwell sostiene di essere vittima di un
processo politico e di essere perseguitato per via del suo credo.
Il presidente del DHI non è l’unico a credere che i diritti dei cattolici vengano lesi quotidianamente. Nel marzo 2019 a Verona si è svolto il Congresso delle Famiglie, che ha radunato organizzazioni e individui di spicco del mondo ultra-cattolico provenienti da tutto il mondo. Molti dei quali fanno parte di Agenda Europa. Tra loro anche Luca Volontè, ex parlamentare Udc ed ex presidente del DHI. A suo carico sono in corso due processi, uno per corruzione l’altro per riciclaggio: secondo l’accusa avrebbe ricevuto soldi provenienti dall’Azerbaijan in cambio di favori politici. Dalle carte del processo emerge anche che il denaro è transitato dal suo conto personale a molte delle associazioni che fanno parte di Agenda Europa.

Il Congresso delle Famiglie è stata un’occasione in cui queste organizzazioni hanno scelto di mettersi in mostra. Al contrario, fanno parte di una realtà parallela e tenuta nascosta, quella di Agenda Europa. Per svelarne il funzionamento ci siamo spinti fino a Bruxelles, cuore pulsante dell’Unione Europea, e in Polonia dove un attivista per i diritti LGBTQ+ ci ha mostrato immagini esclusive degli incontri di Agenda Europa.

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