B-Side Pride al Bologna Pride 2019


Anche noi Mujeres Libres aderiamo a B-Side Pride, tappa fondamentale alla lotta quotidiana contro il patriarcato, che ci vuole tutte obbligatoriamente eterosessuali, subordinate al maschio bianco, divise mentre ci barcameniamo fra le violenze di un sistema economico che esclude, ci sfrutta e ci respinge.
Noi invece siamo tutto, siamo tutte e tuttx, insieme, e affermiamo con le nostre esistenze la pretesa di reddito, accesso alla salute e al welfare, permesso di soggiorno, libertà di transitare tra generi e confini!
Ci vediamo il 22 giugno!

Qui il comunicato:

B_Side Pride, un nuovo percorso di movimento LGBTIQ*+ per partecipare in maniera propositiva al Bologna Pride del 22 giugno.

Un insieme di sigle, associazioni e singol* attivist*, dopo un percorso di assemblee negli ultimi mesi, lancia uno spezzone indipendente per partecipare al Bologna Pride del 22 giugno prossimo. Il B_Side Pride si presenta con lo slogan “Ascolta anche il lato B del movimento Lesbico Gay Bi Queer Inter-Trans+ (molto spesso si rivela il migliore…)” e vuole riunire i gruppi queer e transfemministi con la parte meno rappresentata del movimento LGBT ufficiale: persone LGBTIQ* migranti, richiedenti asilo e razzializzate, persone sieropositiv*, trans*, transgender e intersex, sex worker. Si tratta di rendere visibili le lettere “più oscure” dell’acronimo LGBTIQ* e quelle che ancora mancano, in un’agenda del movimento fin troppo concentrata per decenni sui bisogni delle coppie Gay. Reddito, accesso alla salute e al welfare, permesso di soggiorno, libertà di transitare tra generi e confini sono al centro delle rivendicazioni del B_Side Pride.

A 50 anni dalla rivolta di Stonewall del 28 giugno 1969 che ha dato origine al movimento LGBTQIA*+ e dopo la manifestazione contro il World Congress of Families a Verona Città Transfemminista organizzata da NonUnadiMeno, in molt* abbiamo sentito l’esigenza di un percorso politico aperto, autorganizzato, autonomo per costruire un Pride che parta realmente dai bisogni delle soggettività: e abbiamo iniziato a farlo con assemblee e iniziative che andranno oltre il Pride. In un momento in cui si stanno affermando nel nostro Paese e nel mondo razzismo istituzionale e sociale e politiche neofondamentaliste, vogliamo mettere al centro le soggettività più colpite e riaffermare che la lotta è una sola: non possiamo separare i diritti civili lgbt dalle lotte sociali, femministe e antirazziste e dalla materialità delle vite.

Ecco l’appello politico del B_Side Pride per costruire una partecipazione autonoma al Bologna Pride il 22 giugno:

“Siamo singol*, associazioni, collettivi, reti, migranti, richiedenti asilo, razzializzate, native e terrone, studentesse/i/*, sieropositiv*, sex worker, frocie, lesbiche, trans*, intersex, non binarie e transfemministe. Abbiamo storie politiche e di partecipazione al movimento lgbtqi diverse tra loro.
Abbiamo contattato un esperto di team building per aiutarci a costruire un gruppo omogeneo, ma ha miseramente fallito. Restiamo diverse, ma abbiamo diverse cose in comune.

Siamo pro/positive e porteremo gaiamente nel pride i nostri corpi e i nostri bisogni, perché pensiamo sia una manifestazione politica dove renderli visibili.

Manifesteremo il nostro orgoglio in una città dove un tempo le froce da tutta Italia venivano perché sapevano che siamo tutte qua, perché con un lavoretto e due soldi potevamo permetterci un tetto e con il coraggio e la sfrontatezza di ognuna e di tutte abbiamo frocizzato le strade. Vogliamo che Bologna resti una città vissuta da chi ci vive, piena di spazi sociali e culturali realmente autogestiti.

A 50 anni da Stonewall vogliamo continuare a reinventare un movimento autorganizzato di liberazione di corpi, generi e sessualità. Un movimento che sappia produrre, a partire da sé e dai bisogni delle soggettività che lo costituiscono, un’analisi e una pratica per opporsi alla violenza strutturale dell’eteropatriarcato che produce anche l’omolesbotransbi fobia/negatività e la sierofobia. Non si tratta di discriminazioni da correggere, ma di una matrice eterosessuale da sovvertire.
Per questo non faremo l’elenco di tutte le cose che rivendichiamo per ogni specifica soggettività: allora come ora la lotta è una, trasversale e intersezionale.

Partiamo dalla materialità delle vite queer e dalla condizione di classe, non vogliamo separare i diritti civili dai diritti sociali e economici. Lottiamo per l’accesso a reddito e condizioni di vita e benessere sociale senza le quali i diritti civili sono carta straccia o diventano privilegi per le coppie gay “italiane”. Non baratteremo briciole di riconoscimento in cambio del nostro silenzio sulle morti nel Mediterraneo e sul regime di accesso ai diritti basato sul colore della pelle! Non aspettermo che la caccia alle streghe gender, già in atto nelle scuole e università, si diffonda e si affermi come metodo di controllo dei saperi e dei corpi!

Pensiamo che Nonunadimeno abbia mostrato che si può fare un movimento transfemminista e intersezionale, si può essere in tante e incidere socialmente e culturalmente. Basta aver voglia di fare politica: orizzontale, assembleare, autonoma, desiderante e non consociativa. A Verona Città Transfemminista abbiamo visto tutt* come potrebbe essere il nostro Pride!
Per contrastare la visione fascista, familista, razzista e antigender che si sta riaffermando a livello transnazionale, attraverseremo strade e piazze orgoglios* antirazzist* e liber* di essere noi stess*. Lo faremo il 22 Giugno al Bologna B-Side Pride e non ci fermeremo più! Venite con noi!”

Per adesioni: bsidepride@email.it

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Vogliamo la fine dell’isolamento di Abdullah Öcalan!

Dalla chiamata della rete Jin:

”Isolare Öcalan significa isolare colui che ha dato origine e forza al movimento di liberazione curdo, e quindi si tratta di un attacco al movimento di liberazione tutto. Isolare Öcalan significa isolare colui che ha ideato il confederalismo democratico, e quindi significa allontanare queste idee da chi in tutto il mondo le vuole mettere in pratica. Significa anche un attacco diretto alla rivoluzione del Rojava, sotto la costante minaccia delle potenze regionali e globali. Portare solidarietà a questa protesta significa combattere il fascismo di Erdoğan, significa porre le basi per costruire assieme un’alternativa sociale e globale al fascismo. Öcalan considera essenziale la liberazione della donna per la liberazione della società, essere solidali con questa lotta significa anche schierarsi attivamente per la liberazione delle donne e dei generi oppressi. Ricordiamo che questo movimento di protesta e resistenza è iniziato da una donna!

Per questo, lo sciopero della fame iniziato da Leyla Güven ci riguarda tutte e tutti: invitiamo tutte e tutti a una giornata di azione nazionale l’11-12 maggio. Invitiamo ciascun collettivo, gruppo, associazione, struttura, persona ecc… a prendere parola con i mezzi e modi che più considera adatti. I coinvolgimenti anche sul nostro territorio non mancano: la Turchia di Erdogan riceve fondi dall’Unione Europea per tenere lontani i migranti siriani; la Turchia si addestra nelle nostre stesse basi e acquista armi della Finmeccanica/Leonardo. I nostri media sono in silenzio – ma come si può rimanere in silenzio di fronte a 7000 persone in sciopero della fame a oltranza? Il CPT (Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura) non interviene concretamente, né lo fanno le istituzioni nazionali ed europee. Addirittura Amnesty International, che si proclama così indipendente e in difesa dei diritti umani, resta in silenzio.”

Qui potete leggere il comunicato e mandare la vostra adesione: https://retejin.org/rompiamo-lisolamento-e-il-silenzio-che-uccide-11-12-maggio-con-i-7000-in-sciopero-della-fame/

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Contro tutti i fascismi. Per una società di uguali e liber*!

25 aprile 2019: corteo ore 10 da piazza dell’Unità. NOI CI SAREMO!

25Aprile perché non abbiamo bisogno di celebrare ricorrenze ma di batterci attivamente contro tutti i fascismi, contro il razzismo, il sessismo e lo sfruttamento.

25Aprile perché l’opposizione collettiva alle politiche autoritarie, oscurantiste, nazionaliste e antisociali del governo Lega-M5s è giusta e necessaria.

25Aprile perché non abbiamo alcuna intenzione di rassegnarci alla legge Salvini, al ddl Pillon, alle sparatorie-sempre-legittime, all’offensiva sull’aborto e alle altre barbarie in salsa gialloverde.

25Aprile perché chi introduce il carcere per blocchi stradali e occupazioni non può illudersi di soffocare il conflitto sociale e le lotte sul lavoro.

25Aprile perché non abbiamo alcuna nostalgia di Renzi o Minniti e dell’opposizione di comodo non sappiamo che farcene, oggi come ieri.

25Aprile perché siamo per la libertà di movimento e siamo dalla parte dei migranti che sfidano il mare e le montagne per sfuggire all’inferno e per una vita migliore.

25Aprile perché difendiamo la ricchezza degli spazi autogestiti e dell’autorganizzazione dalla speculazione e da chi vorrebbe città addormentate.

25Aprile perché portiamo nel cuore i partigiani di ieri e i partigiani di oggi come Orso, Tekoser, Lorenzo.

25Aprile perché abbiamo attraversato le piazze delle mobilitazioni antifasciste e antirazziste, le piazze della marea transfemminista, le piazze dei territori che resistono alle opere inutili, le piazze per i porti aperti, le piazze delle/i lavoratrici che rivendicano diritti e tutele, le piazze che difendono il clima e l’ambiente… E NON CI BASTA!

Per l’internazionalismo
Per la libertà
Per un nuovo movimento di liberazione

Realtà antifasciste bolognesi

[BO] 25 aprile corteo contro tutti i fascismi!

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Cattofascisti a Bologna: la pioggia di merda non conosce siccità. Tutta la nostra solidarietà alla libreria delle donne, presa di mira ieri dai camerati di Forza Nuova.

Autodefinitisi patrioti valorosi, ritengono utile spendersi con un’azione contro una libreria che fra le tantissime iniziative decide di occuparsi di un aspetto fondamentale dell’infanzia: la costruzione del genere. L’obiettivo, però, da quello che viene farneticato, sono anche i libri e tutte le persone che da questi sanno trarre insegnamento, adulte o meno adulte.
Due ave maria, un segno della croce, un bacio al calendario del duce e via: camicia bianca e passamontagna per andare ad attaccare cartelli alla saracinesca della libreria. Dopo questo attacco vincente che chissà se cambierà le sorti dell’umanità e debellerà la parola gender dalla tv, il camerata torna a casa, con la canottiera tricolore sudata.
A rivendicarsi questa azione è stata però anche l’associazione Evita Peron, dipartimento femminile del partito neofascista, che da tempo monitoriamo nella loro azione antifemminista: fasciste che I rivendicano con forza l’associazione biunivoca donna/madre e donna/moglie, che rivendicano con forza la subalternità rispetto all’uomo vero militante, che fanno un gran vociare contro il gender, a partire da una sempre sbandierata innocenza dei bambini (subito dimenticata quando si sceglie come saggio finale della colonia estiva il canto corale di “Nostri canti assassini” di Massimo Morsello dei NAR, per fare solo un piccolo esempio).
Nella loro rigidità di ragionamento hanno però capito bene che i libri sono, per fortuna, pericolosi e che le buone letture saranno complici dello smascheramento e poi eliminazione delle loro idee d’odio.
Nel frattempo, sempre a Bologna, viene organizzato il congresso “Sì alle leggi per la famiglia. No alla legge sulla omotransnegatività”, che si svolgerà il prossimo 11 aprile nella sala Guido Fanti all’interno della sede della regione Emilia Romagna. Secondo Virginio Merola l’organizzazione di questo evento, apertamente contrario alla proposta di legge regionale contro l’omotransfobia, è dimostrazione del fatto che Bologna è una città “disposta ad accogliere tutti”. E quindi persino Jacopo Coghe, vicepresidente del congresso di Verona, o i rappresentanti di Generazione Famiglia, Citizen Go e le altre personalità presenti al World Family Congress, da cui lo stesso sindaco si era dissociato, esponendo in quei giorni la bandiera arcobaleno fuori dal Comune. Ma una bandiera non è sufficiente, non lo è soprattutto se con questa facilità viene considerato ”neutro” lasciare ulteriore spazio ad organizzazioni e personalità che promuovono intolleranza, che negano diritti fondamentali alle donne e alle soggettività Lgbtq+. E’ inaccettabile che un convegno simile venga svolto all’interno di un luogo pubblico, con la scusa dell’ascolto democratico di tutte le opinioni, che di democratico non hanno proprio nulla, e che invece propongono un’idea di società patriarcale e oscurantista. In questo momento storico che vede il risorgere di movimenti reazionari in tutta Europa, che mette sempre più a rischio il cammino verso nuovi diritti volendo recidere quelli duramente conquistati, è il momento di prendere una posizione chiara. La regione Emilia Romagna deve ritirare la possibilità di utilizzare la sala per un incontro, che, ancora una volta, vuole riproporre un’idea di società ancorata alla famiglia etero-patriarcale.

Non c’è dialogo alcuno con chi cerca di ingabbiarci in una società che opprime e discrimina.

Noi siamo dalla parte dei libri, delle amiche e compagne della libreria delle donne, dei bimb* e dei genitori curios*, di tutt* coloro che ogni giorno costruiscono un mondo senza oppressioni.
Con ancora Verona nel cuore: l’unico femminismo che lotta è quello antifascista!

Mujeres Libres Bologna

Qui puoi scaricare il nostro opuscolo per capire chi è l’associazione Evita Peron.

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Vogliamo un’educazione libera da stereotipi!

La violenza maschile contro le donne è sistemica: non riguarda solamente la sfera delle relazioni interpersonali, ma pervade l’intera società. Esiste una connessione diretta tra gli stereotipi di genere, le discriminazioni quotidiane in tutti gli ambiti della nostra vita e la violenza fisica, psicologica ed economica. L’educazione e la scuola, dunque, sono contesti nei quali non ci si può esimere dall’affrontare la questione. L’educazione alle differenze e “di genere”, perciò, deve essere un approccio quotidiano trasversale a tutti gli ambiti del rapporto educativo e della formazione. Supportiamo dunque i progetti mirati a decostruire gli stereotipi e a combattere le discriminazioni, ma lavoriamo anche affinché all’interno delle scuole il genere non costituisca necessariamente un tema a sé, ma si trasformi in una “postura” pedagogica interdisciplinare.
Ora che le spinte reazionarie e gli attacchi istituzionali alla piena e libera realizzazione di ogni individuo sono all’ordine del giorno, insegnanti, educatrici e educatori si trovano spesso a dover difendere il proprio operato o a non sapere bene come intervenire, in una scuola che riflette sempre di più, anche al proprio interno, le dinamiche sessiste e razziste della società.
Ci è sembrato dunque utile proporre spunti di riflessione, strumenti e punti di vista in dialogo con chi si ritrova isolat* o apertamente contrastat*, per incoraggiare una consapevole educazione di genere e alle differenze.
Vogliamo infatti promuovere una scuola in cui tutte le differenze (genere, orientamento sessuale, provenienza, disabilità, classe sociale, scelte personali – dall’aspetto fisico ai percorsi di vita) siano non solo rispettate ma anche approfondite e promosse.

qui puoi scaricare il vademecum .

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