Riparte la campagna Abortisco e #nonmipento!

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Riparte la Campagna ABORTISCO e #nonmipento

Continuiamo a raccogliere le storie di chi ha dovuto affrontare vari ostacoli per accedere all’IVG (personale giudicante e non collaborativo, ospedali con solo medici obiettori, ecc..) e anche di tutte le donne che semplicemente non si sono pentite.

Con le prime storie abbiamo creato una fanzine. Vogliamo ancora dare spazio alle tante donne che hanno vissuto l’esperienza dell’aborto.

Distruggiamo insieme la narrazione vittimistica dell’interruzione volontaria di gravidanza, per dire a tutte che si può vivere l’esperienza dell’aborto in maniera serena.

Inviaci il tuo racconto a viazambonifemminista@inventati.org
Leggi le altre storie sul nostro blog nelle sezioni Senza colpa e Storie di ordinaria obiezione
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In vista del 28 settembre, dal 1990 giornata di azione globale per il diritto all’aborto sicuro e per la sua depenalizzazione, vogliamo riportare l’attenzione su un tema a noi caro come la libertà di scelta sui corpi e la condanna senza se e senza ma dell’obiezione di coscienza.

In vista di questa data le mobilitazioni saranno tante. Noi a Bologna cominciamo a prepararci: vi aspettiamo domani sera all’assemblea di NON UNA DI MENO: https://www.facebook.com/events/135910563688481/

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La violenza maschile non è una metafora

Aderiamo al comunicato di Non una di meno Bologna
Lunedì scorso, la seduta del Consiglio comunale di Bologna, ci ha offerto uno spettacolo che ben esprime il livello di misoginia e banalizzazione della violenza di genere di cui è portatrice certa politica istituzionale. Il capogruppo del PD, Mazzanti, ha duramente attaccato consigliere e consiglieri di opposizione accusandoli di “strumentalizzare le donne”. Nel mirino di Mazzanti erano finite le critiche giustamente rivolte alla presenza del presidente della regione Emilia-Romagna Bonaccini tra coloro, tutti uomini, che seduti sul palco di una kermesse politica a Sulmona lo scorso fine settimana, si sono fatti reggere l’ombrello da altre, tutte donne, ovviamente mute e per tutto il tempo in piedi, per ripararsi da sole e pioggia.
Eppure, a proposito di strumentalizzazione delle donne, in Consiglio comunale nessuna o nessuno è sembrato accorgersi di un fatto in apparenza meno eclatante ma altrettanto grave. Poco prima, infatti, il consigliere Persiano, dirigente provinciale del PD, invocando l’intervento della Questura per sgomberare XM24, ha detto che “è ora di smettere di violentare la gente del quartiere”. Lo ha fatto soffermandosi proprio sul verbo “violentare”, scandendolo per dare più enfasi alla frase e rafforzare maggiormente la sua “argomentazione”.
L’uso della metafora “politica” dello stupro è sempre grave, soprattutto se banalizzata da un uomo in questo modo. Che sia utilizzata in questi giorni, in Consiglio comunale, per rivendicare la necessità di uno sgombero di uno spazio autogestito ce la rende ancora più indigeribile. Quella di Persiano è un’uscita tanto più inaccettabile data la sua appartenenza al partito che guida l’attuale giunta, che nel documento programmatico di inizio mandato, si è addirittura definita “femminista”.
L’uso di un linguaggio di questo tipo, drammaticamente irrispettoso delle storie di violenza che donne, lesbiche, froce, e trans* vivono davvero ogni giorno, anche in questa città, nello spazio pubblico e nelle relazioni intime, è invece il riflesso di una cultura politica maschile (e maschilista) che non è interessata a mettere in discussione i propri privilegi né tantomeno a cambiare i rapporti di potere nella società. Ed anzi, continua a chiudere o normalizzare spazi di autorganizzazione queer, femminista e transfemminista, e a dare sfogo a pruriti autoritari.
Del resto, il progetto dell’amministrazione sul quartiere della Bolognina, fino ad ora si è concretizzato solo negli sgomberi di esperienze di autogestione come quelle dell’occupazione dell’ex Telecom e di via De Maria – per dirne due, tra quelli effettuati negli ultimi anni -, in tentativi di gentrificazione maldestra a colpi di food scadente a 15 euro a panino, nei monumenti alla desertificazione e alla speculazione come la trilogia Navile o nella militarizzazione delle strade in nome della sicurezza. Tutto questo non va di certo verso la libera attraversabilità del quartiere da parte delle donne.
La nostra safety, ossia il nostro reale benessere e percezione di sicurezza, invece, è direttamente proporzionale alla presenza di legami sociali di solidarietà attiva e non alla legittimazione e concessione di spazio politico a comitati che insorgono, invocando politiche repressive contro ogni manifestazione di vita vivente.
Sentiamo, oggi più che mai, l’esigenza di ribadire uno degli storici slogan del movimento femminista: No agli scambi politici sul corpo delle donne“!
Ribadiamo inoltre la nostra solidarietà a XM24 e a tutte le realtà autogestite: non permetteremo né in questa occasione né in altre che la violenza di genere e del genere, venga ridotta ad argomento pretestuoso per legittimare politiche securitarie e autoritarie.
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Di tatuatori, banane e pubblicità sessiste…

Di tatuatori, banane e pubblicità sessiste. Non è istinto naturale, è cultura patriarcale: il pompino ci piace solo se è consensuale.
Come molte e molti avranno notato, è da qualche mese che la zona universitaria e le strade adiacenti sono state sporcate dalla presenza massiccia di un adesivo vergognosamente sessista, che avrebbe lo scopo di pubblicizzare un tatuatore. Il disegno che campeggia su vari muri, e persino sulla pavimentazione dei portici, raffigura un bambino e una bambina: il maschietto, con un ghigno misto fra il sadico e il divertito, infila nella bocca di lei, con l’espressione tra il sorpreso e il sofferente, una banana; a suggellare la scena già largamente esplicita un’espressione: “natural instinct”. Questo il messaggio a cui il tatuatore in questione ha deciso di affidare la propria operazione di autopromozione: un gesto che iscrive nella categoria della presunta naturalità da una parte la predisposizione ovvia di chi è nata donna di concedersi a una forma fallica,  dall’altra l’istinto di chi nasce uomo nel voler compiere questo atto, da cui scaturirebbe la sua legittimità naturale nel pretenderlo. Gesti che si richiamano alla metafora dominante banane/sesso orale, che di naturale non ha proprio nulla, ma che come tutto ciò che riguarda la sessualità e l’interazione fra le persone (di qualsiasi sesso) deve invece essere attuato sempre e solo in presenza del  consenso esplicito, altrimenti si chiama violenza.
Sin dalla comparsa di questi adesivi sessisti, ci siamo fatte carico della situazione  provvedendo a strapparli in ogni caso in cui fosse possibile o alla copertura con altri adesivi. Questa campagna di boicottaggio ha colpito il tatuatore tanto da spingerlo a cercare un confronto diretto quanto provocatorio con noi, nel corso del quale è stato a lui spiegato perché il suo adesivo fosse offensivo, e quanto fosse grave la sua diffusione sui muri della città. Dopo aver ribattuto con pallide argomentazioni (depoliticizzazione e presunta ingenuità), ha provato a sminuire la situazione, per poi mostrare un accenno di ragionamento, arrivando ad ammettere infine di aver compreso il messaggio esplicitamente sessista dell’adesivo da lui diffuso; si è così impegnato, poi, sotto nostro suggerimento, a fare una dichiarazione pubblica di scuse e a ad evitare in futuro altre campagne pubblicitarie di questo genere. Nei giorni successivi, però,  al momento di essere messe in pratica, queste dichiarazioni sono state disattese, e il tatuatore è tornato sui suoi passi, risfoderando le stesse argomentazioni sminuenti della prima ora, e rincarando con altre molto offensive.
Riteniamo che la nostra campagna contro le pubblicità che strumentalizzano il nostro corpo, e che contribuiscono attivamente a creare un immaginario in cui le donne sono esseri umani sottomessi alla volontà del maschio, debba continuare in questo e in tutti gli altri casi, soprattutto contro chi ha un atteggiamento chiuso, pensa di non essere nel torto e si trincera dietro deboli giustificazioni di comodo. Riteniamo pericoloso che un discorso frutto di una cultura eterosessista milennaria venga diffuso e percepito come naturale, senza tenere conto delle soggettività partecipanti dei loro desideri. Chiediamo dunque a chi vede in giro questo adesivo (o altre pubblicità sessiste) di coprirlo e invitiamo tutt@ a non farsi tatuare da un sessista.

‘’Non è istinto naturale, è cultura patriarcale: il pompino ci piace solo se è consensuale”

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Serpentona Femminista, Transfemminista Queer 25 Aprile

Il 25 aprile scendiamo in piazza come femministe e come antifasciste per ribadire che è inimmaginabile una lotta al sessismo che non sia antifascista.
Non tutto il sessismo viene dal fascismo, ma il fascismo é sempre sessista ed é per questo che, da femministe, non possiamo che essere antifasciste. Il 25 aprile scendiamo in piazza. Ci vogliono madri devote alla patria bianca, ci avranno in lotta e pratiche di resistenza.
COMBATTI COME UNA RAGAZZA: SMASH PATRIARCHY AND FASCISM

Ecco il testo della chiamata congiunta la serpentona femminista transfemminista queer:

Anche quest’anno collettivi, gruppi, singolarità favolose femministe e transfemministe queer aderiscono al corteo per la Liberazione, Resistenza e Autogestione.

https://www.facebook.com/events/1533389970018563/

Insieme daremo corpo alla serpentona femminista e transfemminista queer perché vogliamo ribadire, nell’anno che ci ha visto parte della marea di NonUnadiMeno ad organizzare lo sciopero globale delle donne e lo sciopero dei/dai generi dell’8 marzo, che una politica antifascista efficace non può che essere una politica che mette in discussione il maschile egemone e rifiuta i meccanismi dell’onore e della competizione, la retorica securitaria del “proteggiamo le nostre donne”, per rafforzare un movimentoantisessista che combatte la violenza maschile e di genere sulle donne e sulle soggettività LGBTQI e non binarie.
Insieme attraverseremo il corteo con la serpentona Transfemminista queer per portare nello spazio pubblico le pratiche del partire da sé, dell’autogestione dei propri bisogni, dell’autorganizzazione che quotidianamente portiamo avanti contro ogni tentativo di arruolare donne, gay, lesbiche e trans in modo differenziale nelle politiche nazionaliste e razziste del pinkwashing istituzionale.
Insieme ci uniremo alle queer di Xm24 per denunciare la continua limitazione di spazi di autodeterminazione ed affermare che la lotta contro la violenza maschile e la sperimentazione di relazioni, ruoli, sessi e generi diversi dalla coppia etero o omonormata sono un bisogno sociale primario che richiede spazi e autonomia.

Per onorare la memoria degli omosessuali, delle lesbiche e delle persone transgender vittime del nazifascismo, preferiamo essere in piazza con il nostro desiderio e la nostra conflittualità creativa piuttosto che recarci a una commemorazione dove saremmo costrette a vedere amministratori con la fascia tricolore che ricordano i gay ammazzati dai nazisti o torturati nella lontana Cecenia, ma non tollerano l’autorganizzazione e l’autonomia femminista e transfemministaqueer oggi presente in questa città.
Non deleghiamo la nostra autodifesa e non chiediamo protezioni a istituzioni che si autorappresentano come “gay friendly” o addirittura “femministe” e poi si rivendicano lo sgombero di Atlantide, lo sgombero della Consultoria subito dopo l’8 marzo, lo sgombero delle occupazioni abitative.
Per questo saremo in piazza dell’Unità, Martedì 25 Aprile ore 10:00.

Consultoria TransFemminista Queer
Mujeres Libres
Atlantide
Lab. Smaschieramenti

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