Contro tutti i fascismi. Per una società di uguali e liber*!

25 aprile 2019: corteo ore 10 da piazza dell’Unità. NOI CI SAREMO!

25Aprile perché non abbiamo bisogno di celebrare ricorrenze ma di batterci attivamente contro tutti i fascismi, contro il razzismo, il sessismo e lo sfruttamento.

25Aprile perché l’opposizione collettiva alle politiche autoritarie, oscurantiste, nazionaliste e antisociali del governo Lega-M5s è giusta e necessaria.

25Aprile perché non abbiamo alcuna intenzione di rassegnarci alla legge Salvini, al ddl Pillon, alle sparatorie-sempre-legittime, all’offensiva sull’aborto e alle altre barbarie in salsa gialloverde.

25Aprile perché chi introduce il carcere per blocchi stradali e occupazioni non può illudersi di soffocare il conflitto sociale e le lotte sul lavoro.

25Aprile perché non abbiamo alcuna nostalgia di Renzi o Minniti e dell’opposizione di comodo non sappiamo che farcene, oggi come ieri.

25Aprile perché siamo per la libertà di movimento e siamo dalla parte dei migranti che sfidano il mare e le montagne per sfuggire all’inferno e per una vita migliore.

25Aprile perché difendiamo la ricchezza degli spazi autogestiti e dell’autorganizzazione dalla speculazione e da chi vorrebbe città addormentate.

25Aprile perché portiamo nel cuore i partigiani di ieri e i partigiani di oggi come Orso, Tekoser, Lorenzo.

25Aprile perché abbiamo attraversato le piazze delle mobilitazioni antifasciste e antirazziste, le piazze della marea transfemminista, le piazze dei territori che resistono alle opere inutili, le piazze per i porti aperti, le piazze delle/i lavoratrici che rivendicano diritti e tutele, le piazze che difendono il clima e l’ambiente… E NON CI BASTA!

Per l’internazionalismo
Per la libertà
Per un nuovo movimento di liberazione

Realtà antifasciste bolognesi

[BO] 25 aprile corteo contro tutti i fascismi!

Posted in General | Leave a comment

Cattofascisti a Bologna: la pioggia di merda non conosce siccità. Tutta la nostra solidarietà alla libreria delle donne, presa di mira ieri dai camerati di Forza Nuova.

Autodefinitisi patrioti valorosi, ritengono utile spendersi con un’azione contro una libreria che fra le tantissime iniziative decide di occuparsi di un aspetto fondamentale dell’infanzia: la costruzione del genere. L’obiettivo, però, da quello che viene farneticato, sono anche i libri e tutte le persone che da questi sanno trarre insegnamento, adulte o meno adulte.
Due ave maria, un segno della croce, un bacio al calendario del duce e via: camicia bianca e passamontagna per andare ad attaccare cartelli alla saracinesca della libreria. Dopo questo attacco vincente che chissà se cambierà le sorti dell’umanità e debellerà la parola gender dalla tv, il camerata torna a casa, con la canottiera tricolore sudata.
A rivendicarsi questa azione è stata però anche l’associazione Evita Peron, dipartimento femminile del partito neofascista, che da tempo monitoriamo nella loro azione antifemminista: fasciste che I rivendicano con forza l’associazione biunivoca donna/madre e donna/moglie, che rivendicano con forza la subalternità rispetto all’uomo vero militante, che fanno un gran vociare contro il gender, a partire da una sempre sbandierata innocenza dei bambini (subito dimenticata quando si sceglie come saggio finale della colonia estiva il canto corale di “Nostri canti assassini” di Massimo Morsello dei NAR, per fare solo un piccolo esempio).
Nella loro rigidità di ragionamento hanno però capito bene che i libri sono, per fortuna, pericolosi e che le buone letture saranno complici dello smascheramento e poi eliminazione delle loro idee d’odio.
Nel frattempo, sempre a Bologna, viene organizzato il congresso “Sì alle leggi per la famiglia. No alla legge sulla omotransnegatività”, che si svolgerà il prossimo 11 aprile nella sala Guido Fanti all’interno della sede della regione Emilia Romagna. Secondo Virginio Merola l’organizzazione di questo evento, apertamente contrario alla proposta di legge regionale contro l’omotransfobia, è dimostrazione del fatto che Bologna è una città “disposta ad accogliere tutti”. E quindi persino Jacopo Coghe, vicepresidente del congresso di Verona, o i rappresentanti di Generazione Famiglia, Citizen Go e le altre personalità presenti al World Family Congress, da cui lo stesso sindaco si era dissociato, esponendo in quei giorni la bandiera arcobaleno fuori dal Comune. Ma una bandiera non è sufficiente, non lo è soprattutto se con questa facilità viene considerato ”neutro” lasciare ulteriore spazio ad organizzazioni e personalità che promuovono intolleranza, che negano diritti fondamentali alle donne e alle soggettività Lgbtq+. E’ inaccettabile che un convegno simile venga svolto all’interno di un luogo pubblico, con la scusa dell’ascolto democratico di tutte le opinioni, che di democratico non hanno proprio nulla, e che invece propongono un’idea di società patriarcale e oscurantista. In questo momento storico che vede il risorgere di movimenti reazionari in tutta Europa, che mette sempre più a rischio il cammino verso nuovi diritti volendo recidere quelli duramente conquistati, è il momento di prendere una posizione chiara. La regione Emilia Romagna deve ritirare la possibilità di utilizzare la sala per un incontro, che, ancora una volta, vuole riproporre un’idea di società ancorata alla famiglia etero-patriarcale.

Non c’è dialogo alcuno con chi cerca di ingabbiarci in una società che opprime e discrimina.

Noi siamo dalla parte dei libri, delle amiche e compagne della libreria delle donne, dei bimb* e dei genitori curios*, di tutt* coloro che ogni giorno costruiscono un mondo senza oppressioni.
Con ancora Verona nel cuore: l’unico femminismo che lotta è quello antifascista!

Mujeres Libres Bologna

Qui puoi scaricare il nostro opuscolo per capire chi è l’associazione Evita Peron.

Posted in General | Leave a comment

Vogliamo un’educazione libera da stereotipi!

La violenza maschile contro le donne è sistemica: non riguarda solamente la sfera delle relazioni interpersonali, ma pervade l’intera società. Esiste una connessione diretta tra gli stereotipi di genere, le discriminazioni quotidiane in tutti gli ambiti della nostra vita e la violenza fisica, psicologica ed economica. L’educazione e la scuola, dunque, sono contesti nei quali non ci si può esimere dall’affrontare la questione. L’educazione alle differenze e “di genere”, perciò, deve essere un approccio quotidiano trasversale a tutti gli ambiti del rapporto educativo e della formazione. Supportiamo dunque i progetti mirati a decostruire gli stereotipi e a combattere le discriminazioni, ma lavoriamo anche affinché all’interno delle scuole il genere non costituisca necessariamente un tema a sé, ma si trasformi in una “postura” pedagogica interdisciplinare.
Ora che le spinte reazionarie e gli attacchi istituzionali alla piena e libera realizzazione di ogni individuo sono all’ordine del giorno, insegnanti, educatrici e educatori si trovano spesso a dover difendere il proprio operato o a non sapere bene come intervenire, in una scuola che riflette sempre di più, anche al proprio interno, le dinamiche sessiste e razziste della società.
Ci è sembrato dunque utile proporre spunti di riflessione, strumenti e punti di vista in dialogo con chi si ritrova isolat* o apertamente contrastat*, per incoraggiare una consapevole educazione di genere e alle differenze.
Vogliamo infatti promuovere una scuola in cui tutte le differenze (genere, orientamento sessuale, provenienza, disabilità, classe sociale, scelte personali – dall’aspetto fisico ai percorsi di vita) siano non solo rispettate ma anche approfondite e promosse.

qui puoi scaricare il vademecum .

Posted in General | Leave a comment

8 marzo 2019, NUDM chiama tutte: «Scioperiamo in tutto il mondo contro l’ascesa delle destre reazionarie che stringono un patto patriarcale e razzista con il neoliberalismo!»


Se recentemente il femminismo è stato in grado di trasformarsi in un movimento intersezionale che lotta per i diritti di tutte le persone che non rientrano nella categoria uomo bianco ed eterosessuale, allo stesso modo le forze conservatrici e ultra-cattoliche hanno trovato il modo di formare un blocco compatto contro l’aborto, contro l’autodeterminazione delle donne e contro i diritti delle persone LGBTQ+ e la cosidetta teoria gender.
Oggi assistiamo all’alleanza tra antiabortisti, nogender e gruppi di estrema destra, e ne avremo l’esempio più chiaro l’ultimo weekend di marzo, quando, a Verona, si riuniranno nel XIIIWorld Congress of Family i maggiori esponenti per la protezione della famiglia cosiddetta naturale e l’abolizione della possibilità di abortire.
Solo per citarne alcuni, tra i partecipanti ci saranno Ignacio Arsuaga, presidente di Citizengo e ideatore dei pullman arancioni transfobici che abbiamo visto passare anche nella nostra città; Brian Brown, statunitense fondatore dell’organizzazione internazionale per la famiglia; Katalin Novak, ministra della famiglia in Ungheria.
Fatto ancora più grave è che saranno presenti tre ministri del governo Conte: il ministro della famiglia Fontana, il ministro dell’istruzione Bussetti e il ministro dell’interno Salvini. E se si pensa che l’organizzazione italiana è stata affidata a Pro Vita e all’associazione Generazione famiglia, organizzatrice dei Family Day, il legame fra antiabortisti,no gender, estrema destra e governo è lampante.

Ma non è una questione solo italiana, il diritto all’aborto viene attaccato in tutta Europa da aggressive campagne mediatiche dell’associazionismo anti-scelta, i cosiddetti pro-life. Associazioni per la vita? Più che altro associazioni che negano il diritto ad una vita autodeterminata. Esse impongono la maternità come destino ineluttabile, non come possibilità, non come scelta. Queste organizzazioni sono ferocemente anti-scelta, bisogna ribadirlo con forza!
Ma chi sostiene queste associazioni? Recenti inchieste hanno documentato che sono generosamente finanziate da oligarchi russi e circoli statunitensi ultra-conservatori. In Spagna, Francia, Ungheria, Polonia, Italia una nuova generazione di attivisti sta portando avanti una «crociata in nome dei valori cristiani» agendo soprattutto nelle retrovie dei palazzi dell’Unione Europea. Pericolosissimo è il rinnovamento del linguaggio per dare un’immagine positiva delle loro idee reazionarie: molti meno crocifissi con feti e immagini di santi rispetto al passato, molti piu’ discorsi profondamente ambigui sui diritti, sull’amore e sull’empowerment, molte meno preghiere, molte piu’ manifestazioni colorate, ostentatamente gioiose e abilmente pubblicizzate a livello di marketing, fino al riutilizzo di slogan storicamente femministi, come ”Tremate, tremate, le famiglie son tornate”. In alcuni paesi come Polonia, Portogallo e Ungheria associazioni e partiti ultraconservatori hanno trovato appoggio e sostegno parlamentare, riuscendo ad introdurre norme restrittive sull’interruzione volontaria di gravidanza.

Le cronache recenti ci fanno riflettere:

La Polonia consente l’aborto solo in tre casi: pericolo di vita per la madre, stupro e grave malformazione del feto. In febbraio il parlamento ha respinto una proposta di legge che avrebbe consentito una minima estensione del diritto ad abortire e rimandato una seconda proposta per proibire l’interruzione di gravidanza in caso di malformazione del feto. Quest’ultima sarà quindi nuovamente discussa, a fronte della bocciatura della prima. Il leader del movimento anti-scelta polacco ha detto ai parlamentari di non volere che «gli ospedali si trasformino in macelli». Il presidente del partito di governo ha detto che si sforzerà «di assicurare che, anche in caso di gravidanze molto difficili, quando è sicuro che il bambino morirà o nascerà fortemente deformato, le donne finiscano col partorire in modo che quel bambino possa essere battezzato, sepolto e avere un nome». Ancora: nonostante una direttiva europea abbia recentemente liberalizzato l’accesso alla contraccezione di emergenza, la Polonia ha legiferato nel merito così che per ottenere la pillola del giorno dopo oggi è necessaria la ricetta del medico, che può avvalersi dell’obiezione di coscienza.

In Spagna nel 2010 è stata approvata una legge che ha definito l’aborto un diritto della donna. Da allora si sono susseguite campagne, numerosissime manifestazioni e proposte di legge aventi come unico obiettivo quello di restringere la possibilità di abortire ai casi di stupro, di malformazioni fetali o di problemi di salute della madre, oltre che l’obbligo per le adolescenti di 16-17 anni di ottenere il consenso dei genitori. Attacchi che per ora non hanno avuto successo ma che hanno trovato l’appoggio del Partido Popular che era al governo.

Il Portogallo nel 2015 ha approvato una legge molto restrittiva sull’aborto, che prevede l’introduzione di una “tassa” da pagare per l’interruzione volontaria della gravidanza (prima di allora era gratuita) e l’obbligo da parte della donna di consultare psicologi e assistenti sociali prima di decidere di abortire.

In Italia il ministro della famiglia Lorenzo Fontana, appartenente alla comunità neocatecumenale, vicesegretario della Lega e amico personale di Matteo Salvini, nella sua prima intervista da ministro ha dichiarato che una delle priorità del suo mandato è l’aumento della natalità in Italia e il contrasto all’aborto, di voler intervenire per potenziare i consultori così da cercare di dissuadere le donne dall’abortire. Era il 1 giugno 2018.
Il 5 ottobre 2018 passa a Verona, città natale del ministro, una mozione antiabortista che dichiara Verona “città a favore della vita” e finanzia associazioni cattoliche che mettono in campo iniziative contro l’aborto. Sarà la prima, ma non l’ultima. Leghisti e integralisti cattolici che si annidano in forze politiche di destra, centro destra e “autonomiste” proporranno le stesse mozioni nei consigli comunali di Milano, Roma, Ferrara, Genova e molte altre. Non tutte sono state approvate, ma è chiaro come il contrasto all’aborto sia diventato una priorità per le forze di governo.

Nel maggio 2018 sono apparsi sui muri di Roma manifesti provocatori ad opera del gruppo conservatore Citizengo, con UN ABERRANTE PARAGONE FRA associazione tra aborto e femminicidio.

Fratelli d’Italia ha da poco presentato una proposta di legge alla regione Lazio, che pare precederebbe dello stesso atto alla Camera per rendere obbligatoria sia la sepoltura dei feti che l’informazione dei genitori su tale possibilità, perché la regione possa diventare «un modello sul tema della custodia dei valori spirituali».

L’attacco all’aborto rientra in un piano più grande: destre e ultracattolici si uniscono nel sogno di una stato reazionario dai tratti teocratici, in sostegno alle politiche neoliberiste. Dio, patria e famiglia. Forza Nuova e compari minacciano fisicamente le iniziative nelle scuole che promuovono un’educazione sessuale e alle differenze?. Il decreto sicurezza ostacola la permanenza e l’integrazione dei migranti, promuovendo odio razzista e xenofobia. Il ddl Pillon attacca i diritti delle donne e dei minori, soprattutto nei casi di violenza domestica. E nel parlamento ci si organizza anche creando un intergruppo parlamentare dal nome che sembra una minaccia: “Vita, famiglia e libertà”: 150 parlamentari di vari partiti, compreso il M5S, fra cui Pillon e lo stesso Gandolfini, per limitare l’accesso all’aborto e rilanciare la famiglia tradizionale dicono loro, patriarcale oppressiva diciamo noi.

Ma noi siamo sempre qua e non arretreremo di un centimetro.
Da tempo rivendichiamo con forza un sistema sanitario che ci faccia partorire, abortire, ci curi, che sia realmente pubblico, accessibile, laico e non legato al permesso di soggiorno.
Esigiamo l’abolizione dell’articolo 9 della 194, che ancora oggi impedisce a milioni di donne di abortire a causa dell’obiezione di coscienza.
Pretendiamo la destigmatizzazione delle donne che non scelgono di conformarsi al ruolo di moglie e madre, neanche nella versione neoliberista, che ci vuole lavoratrici sfruttate, consumatrici e madri a tempo pieno.
Pretendiamo gli strumenti per la nostra autodeterminazione, rivendichiamo spazi necessari alla nostra autodeterminazione fuori dalle dinamiche delle convenzioni comunali.
Esigiamo più consultori, che devono essere autogestiti da donne e da alleati femministi.
Pretendiamo che l’accesso a un aborto libero sicuro e gratuito sia garantito anche alle donne migranti.
Vogliamo essere libere dalle logiche del lavoro salariato ed essere libere di scegliere il lavoro che preferiamo oltre i pregiudizi.
Vogliamo la decriminalizzazione e la fine dello stigma per le sexworkers.
Vogliamo scuole pubbliche che non siano aziende, che siano liberate dagli stereotipi di genere, da discriminazioni e dalle ingerenze cattofasciste.
Vogliamo la fine di ogni tipo di violenza sulle donne e sulle altre persone che subiscono le oppressioni del patriarcato.
E’ per questo che siamo qui oggi e il 29- 30 e 31 marzo saremo tutte a Verona per una tre giorni femminista, e per ricordare che sui nostri corpi, sulle nostre vite decidiamo solo noi.

Posted in General | Leave a comment

IVG, ho abortito e sto benissimo

Con grande piacere vi suggeriamo questo blog (c’è anche una Pagina FB ), gestito da una ginecologa e una psicoterapeuta. L’idea nasce dallo stesso principio della nostra campagna ABORTISCO E NON MI PENTO. Loro, come noi, cercano di scardinare la rappresentazione vittimistica e colpevolizzante dell’aborto.

Si definiscono così :
‘Siamo un gruppo di donne e soggetti LGBT italian@, che da anni lavorano su diversi territori per promuovere pratiche di autodeterminazione, soprattutto rispetto ai temi della salute. In particolare, cerchiamo di diffondere una comunicazione corretta sull’IVG, pratica continuamente sotto accusa di comitati prolife e strumentalizzazioni soprattutto di retaggio cattolico.
Questo blog è una opportunità concreta per le donne di condividere esperienze e farle fuoriuscire dallo stigma della colpa e della vergogna.
Crediamo che sia necessario operare un cambiamento e che solo insieme si possa tracciare un nuovo percorso di autocoscienza e rivendicazione dei propri corpi e diritti, sempre più messi sotto attacco’.

Se avete dubbi o avete bisogno di sostegno per la pratica dell’ IVG potete contattarle tramite il blog o la pagina FB.

Posted in 194 e aborto, Campagna abortisco non mi pento, riot not diet | Leave a comment