ATTENZIONE! CHIAMATA AL GENDER, CHIAMATA AL GENDER! 11 luglio h 18:00 piazza Nettuno

😱Ve ne siete accortx? Nelle ultime settimane hanno riaperto le fogne (molto mal chiuse, di questi tempi). E cosa è venuto fuori? Il solito liquame: cattofascisti anti-scelta che vorrebbero difendere il loro diritto a restare omofobi.
L’11 luglio saranno anche a Bologna. Però, ops, nessuna bella figura per loro: noi saremo in piazza, noi che con le nostre esistenze e pratiche tutti i giorni cerchiamo di liberarci da loro, dal patriarcato opprimente, dall’imposizione dei ruoli di genere che ci vogliono madri, mogli e se va “bene” lavoratrici, smart sì ma pur sempre sfruttate, zitte e accondiscendenti.

Combattere il fascismo oggi significa anche non dare tregua a chi si trincera dietro l’ambigua espressione NO GENDER e ribadire con forza la nostra rabbia: questo sistema di violenza e oppressioni ve lo smantelliamo, vivendo e lottando!

 

 Molto più di Zan!

Siamo froce, lelle trans*, lgbtiq+, sex worker, rifugiat*, razzializzate, donne, lesbiche e lesbicx. Siamo transfemministe. Siamo corpi desideranti, e vogliamo essere libere dalla violenza strutturale che l’eteropatriarcato ci impone ogni giorno. Per liberarci serve molto di più di una legge, lo sappiamo, per questo la nostra lotta non si è mai fermata. Chiediamo molto più della legge Zan, perché non ci basta inasprire le pene a costo zero, ma vogliamo un cambiamento radicale della società che ci opprime.

Il dibattito sulla legge Zan è lo specchio della stessa violenza che viviamo ogni giorno: persino quando si parla dei nostri corpi le parole sono quelle degli oppressori. La nostra presa di parola vale molto di più di quella di chi scende in piazza in difesa del proprio privilegio, rivendicando il diritto alla violenza e chiamandolo libertà. La nostra presa di parola vale molto di più di quella di qualche sedicente femminista, intenta a riprodurre il controllo sui nostri corpi che ha imparato dal patriarcato. La nostra presa di parola vale molto di più, perché è di noi che si sta parlando.

Vogliamo molto di più di una legge incentrata sui dispositivi punitivi. Lo abbiamo detto a Verona con Non Una Di Meno, lo abbiamo detto nelle piazze favolose del pride transfemminista queer, e lo diremo di nuovo questo sabato. Il dibattito sulla legge contro l’omolesbobitransfobia è l’ennesimo tentativo di trattare delle garanzie giuridiche minime come una merce di scambio, in una società che ancora non riconosce la nostra esistenza.

Il contesto pandemico ha dimostrato quanto la legge italiana sia espressione del patriarcato e del binarismo di genere. È risultato evidente nell’imbarazzante graduatoria degli affetti stilata dal governo all’avvio della Fase 2, rigidamente vincolati a legami di sangue o di relazioni eteronormate. Ancora più violentemente, si è imposta sui corpi delle donne e delle soggettività femminilizzate costrette nelle proprie case insieme a compagni e padri violenti.

Per cambiare questa realtà non basta inasprire le pene: ciò che serve è un cambiamento radicale del presente. Sappiamo anche che la violenza quotidiana subita da persone queer, trans e dissidenti difficilmente viene a galla proprio perché denunciarla significa esporsi nuovamente ad essa. Ma sappiamo anche che chi si sta opponendo a questa legge di questa violenza è complice. Negare che esistano forme di violenza indirizzate contro esperienze di genere che non rientrano nei ruoli prescritti da questa società patriarcale significa legittimare che migliaia di persone siano oppresse e precarizzate più intensamente a causa di quegli stessi desideri dissidenti e che non abbiano strutture alle quali rivolgersi quando subiscono violenza, significa negare che la discriminazione produce disuguaglianza economica e sociale.

Riconoscendo quindi che l’omolesbobitransfobia, come la violenza di genere e del genere, come la misoginia, non è un atteggiamento psicologico individuale, non è una violenza episodica, non è una mera discriminazione correggibile con una legge, ma è sistemica e strutturale, chiediamo molto di più del ddl Zan. C’è bisogno di agire in prevenzione nelle scuole. Se da un lato le scuole sono luoghi dove molt* persone lgbtqi possono stare lontano da famiglie violente e creare comunità in cui riconoscersi, allo stesso tempo spesso è anche il luogo in cui si riproduce la violenza sistemica. Vogliamo un cambiamento radicale della scuola, una revisione dei programmi e dei libri di testo, formazione per le insegnanti, educazione sessuale, affettiva e alle differenze, soldi. La scuola deve essere il luogo dove vengono abbattute le barriere di genere, classe, razza, orientamento sessuale. Solo così si potrà contrastare l’omolesbobitransfobia e non limitarsi a punirla.

C’è bisogno di rafforzare, in tutte le forme e luoghi possibili, i centri antiviolenza. Negli ultimi anni abbiamo visto un generale disinteresse verso i centri antiviolenza, lasciati senza finanziamenti o minacciati di chiusura, da ultimo l’esperienza di Lucha y Siesta a Roma. Noi chiediamo di più, non solo che questi centri non vengano depotenziati, ma anche la creazione di centri antiviolenza lgbt autogestiti.

C’è bisogno di un reddito di autodeterminazione, universale, individuale, slegato dal lavoro, per emanciparsi dalle famiglie di origine e sottrasi alla violenza domestica e anche come risarcimento per essere dell* bambin* e adolescenti queer in una società eteropatriarcale!

Per questo sabato 11 luglio saremo nuovamente in piazza a Bologna contro la violenza di genere e dei generi, per chiedere che sia riconosciuta la natura sistemica della violenza che colpisce tuttx noi. Il transfemminismo produce relazioni dissidenti e soggettività autodeterminate, che sono gli unici anticorpi possibili di fronte alla violenza strutturale dell’eteropatriarcato. Di fronte a questa violenza torniamo in piazza, per chiedere molto più della legge Zan! Dichiariamo lo sciopero permanente dai generi imposti e normalizzati! Alla reazione di gender panic causata dal solo nominare il “genere”, rispondiamo alzando la posta: noi siamo già oltre il panico, siamo paniche!

#genderpanic #bsidepride #nonunadimeno #ddlzan

Laboratorio Smaschieramenti

B-Side Pride

Rete Bessa

Non Una Di Meno Bologna

Mujeres Libres Bologna

La MALA educación

Ombre Rosse

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Aborto, femminicidi, no gender

Il 26 giugno 2020 durante la piazza di Non una di Meno a Bologna e il 27 giugno 2020 durante il B-side pride abbiamo letto dei comunicati che qui riportiamo

Aborto:

Siamo le Mujeres Libres, un collettivo femminista, facciamo parte da tanto del movimento nudm, dalla nascita il collettivo ha portato avanti, tra le altre, la lotta per garantire l’ accesso ad un aborto sicuro e gratuito. Durante la pandemia abbiamo costantemente monitorato la possibilità di accesso all’ interruzione volontaria di gravidanza negli ospedali di Bologna.
A Bologna il servizio èstato svolto solo al Maggiore e sospeso invece al Sant’Orsola.
Oltre al monitoraggio della situazioneabbiamo anche offerto supporto diretto alle persone che siritrovavano a dover affrontare un’IVG.
Le informazioni che abbiamo raccolto sono risultate discordanti: l’accesso alla procedura è stato semplificato ma questo iter non è mai stato ufficializzato.
Quindi se è possibile semplificare i passaggi appare quindi evidente che l’unico ostacolo per snellire le procedure è di natura politica.

L’aborto è un servizio essenziale, deve essere erogato con professionalità e evitando di allungare i tempi di attesa. Perciò vogliamo che questa procedura venga seguita e “ufficializzata” anche al rientro dell’emergenza sanitaria.
Invece, in alcune parti di Italia accade esattamente il contrario. La regione Umbria, guidata dalla leghista Tesei, sostenuta da vari esponenti della galassia anti scelta e pro life, primo fra tutti pillon, ha imposto l’obbligo di ricovero ospedaliero di tre giorni per le donne che sceglieranno di abortire con il metodo farmacologico. Mentre in altri paesi d’Europa, come Francia e Inghilterra, le procedure incentivano il teleaborto o la semplificazione dei passaggi, in Italia si applicano nella maggior parte delle regioni le linee guida che indicano il ricovero ospedaliero.
La presidente della regione Umbria dichiara che questa decisione è stata presa nell’interesse della salute delle donne: una spudorata menzogna, dal momento che le evidenze scientifiche dimostrano che l’aborto farmacologico è una procedura sicura, a bassissimo rischio. Invece in questo momento è alto il rischio di recarsi in ospedale. Il ricovero ospedaliero non serve, è un ostacolo ulteriore per le donne e in questo periodo un rischio per la nostra salute, per la comunità ha pagato un gravoso tributo di vittime per il sovraccarico e l’inadeguatezza delle strutture ospedaliere pubbliche. Non fate altro che dirci che non ci sono soldi per la sanità e per i servizi, e poi volete tenerci in ospedale tre giorni impiegando personale e risorse che potrebbero essere indirizzate verso un reale bisogno?

Sappiamo bene che ci sono grosse reticenze per garantire l’accesso all’aborto farmacologico, chederivano da una presa di posizione politica, ideologica e religiosa, (la stessa per la quale ancora oggi il 68,4% dei ginecologi sono obiettori) di chi mira a negare il diritto alle donne di poter decidere sulla loro salute riproduttiva e sulle loro vite.
Intanto, in toscana, la giunta regionale ha approvato una risoluzione che attesta l’impegno nell’implementare la possibilità di abortire col metodo farmacologico, fra cui quella di aumentare la possibilità di somministrazione della Ru486 fino alla nona settimana, come già avviene in molti paesi europei, e la possibilità di abortire in consultori. Queste sono due delle rivendicazioni che appoggiamo e sosteniamo, Ciò è stato possibile grazie alla presenza di nudm in quel territorio, il monitoraggio, la spinta politica dal basso verso libertà ed autodeterminazione. Questa è una notizia positiva che mostra speranza per un’inversione di tendenza rispetto alle politiche antiabortiste; ma non ci basta! Vogliamo l’attuazione concreta di queste misure e la loro estensione su tutto il territorio nazionale! Vogliamo gli obiettori fuori dagli ospedali!

Anche qui a Bologna non siamo esenti dalla violenza che esercitano sui nostri corpi i medici e il personale sanitario obiettore, i tempi sono lunghi, le informazioni spesso sono scarse e alle volte incontriamo l’ostilità di chi pensa di avere diritto di giudicare le nostre scelte.

Rilanciamo le rivendicazioni della Rete Pro-choice al ministero della salute e chiediamo

-eliminazione della raccomandazione per il ricovero ospedaliero per la ru486

-assunzione della ru fino alla nona settimana

-la possibilità di effettuare l’aborto farmacologico nei consultori, che devono tornare ad essere spazi femministi, liberi da pregiudizi

-in relazione allo stato di emergenza l’ammissione di una procedura da remoto, monitorata da servizi di telemedicina

-accorpare le visite in un unica giornata.

Vogliamo poter abortire in sicurezza e tranquillità nelle nostre case, per non esporci inutilmente al rischio del contagio in ospedale e per riconquistare una maggiore autonomia sui nostri corpi. Vogliamo finalmente esercitare liberamente le nostre scelte, senza essere ospedalizzate quando non strettamente necessario.

Ricordiamo ancora una volta che come mujeres libres offriamo il nostro sostegno emotivo e pratico a tutte le persone che ce lo richiedono.

La solidarietà femminista è forte e necessaria!

juntàs somos màs fuertes!

Femminicidi

Abbiamo assistito ad una gestione dell’emergenza  sanitaria che si è focalizzata solo sul contenimento della pandemia, senza occuparsi dei danni collaterali che il lockdown ha prodotto sulla vita di molte donne. Donne obbligate alla detenzione/convivenza con uomini violenti, e come loro tantissime altre soggettività non conformi.

Proprio quest’anno che ha visto il tentativo di chiusura di lucha y siesta struttura di ospitalità per donne e bambinx in fuoriuscita da situazioni di violenza e abusi.

32 sono le donne uccise dall’inizio del 2020, e tutti i giorni veniamo a conoscenza di donne picchiate, maltrattate e sopravvissute alle violenze.

Le chiamate ai centri antiviolenza sono aumentate del 75% circa.

Questi dati non fanno altro che rimarcare quello che diciamo da tempo oramai: la violenza è strutturale e sistemica, ed è diretta espressione della violenza maschile che pervade ogni ambito della nostra società. La violenza patriarcale ha moltissime espressioni che spesso sono banalizzate e normalizzatesoprattutto dalle istituzioni.  Abbiamo preso parola per sottolineare che vogliamo e dobbiamo continuare ad attraversare le strade, bisogna continuare a contrastare  la violenza di genere e del genere. Portare tutte queste donne nelle nostre lotte. La soluzione non è una maggiore militarizzazione delle strade, la soluzione è scuotere le fondamenta di una società patriarcale. La violenza di genere e del genere è un dispositivo di controllo funzionale a un certo tipo di produzione e riproduzione sociale, familista, basata sull’ eterosessualita obbligatoria. Per questo rivendichiamo reti di sorellanza, reti femministe, transfemministe queer, i centri antiviolenza. Rafforzare queste reti vuol  direrafforzare la lotta alla violenza strutturale.

Le 32 donne uccise da uomini violenti solo questo anno sono:

Carla Quattri Bossi
Concetta Di Pasquale
Fausta Forcina
Maria Stefania Kaszuba
Ambra Pregnolato
Francesca Fantoni
Rosalia Garofalo
Fatima Zeeshan
Rosalia Mifsud
Monica Diliberto
Speranza Ponti
Laureta Zyberi
Anna Sergeevina Marochkina
Zdenka Krejcikova
Larisa Smolyak
Barbara Rauch
Bruna Demaria
Rossella Cavaliere
Lorena Quaranta
Gina Lorenza Rota
Viviana Caglioni
Maria Angela Corona
Alessandra Cità
Marisa Pireddu
Zsuzsanna Majlat
Maria Drabikova
Mihaela Apostolides
Gerarda Di Gregorio
Rubina Chirico
Giuseppina Ponte
Cristina Messina
Paola Malavasi
Non chiediamo di fare un minuto di silenzio per queste donne,  vogliamo dare voce al dolore  e alla rabbia.

No Gender

Negli interventi che ci hanno precedute si sono nominati varie volte i cosiddetti gruppi No Gender.

Anche noi pensiamo che sia importante parlarne perché qua non si tratta di un gruppo di reazionari folcloristici, bensì di una rete ben strutturata radicata a livello internazionale. Sono ovunque.

È ora di prenderli molto seriamente: sono ben finanziati, parliamo di miliardi di dollari provenienti da fondazioni legate a patriarchi russi, ricchi imprenditori, campagne di croud founding internazionale, gruppi religiosi cristiano evangelisti e persino fondi pubblici.

Negli ultimi 30 anni hanno costruito una struttura che va ben oltre la comunicazione e la pressione politica, ma che consiste oggi in scuole di giurisprudenza per formare avvocati anti gender e che erogano borse di studio; hanno uffici in tutti i centri decisionali politici in Europa, a Bruxelles, Strasburgo, fanno meeting internazionali segreti in cui si danno delle linee guida da attuare nel lungo periodo ognuno nel proprio territorio.

Non è solo una questione religiosa, ma è anche legata al profitto, perché l’ordine eteropatriarcale è quello che consente la riproduzione capitalistica: è al profitto che serve un mondo di famiglie tradizionali individualiste che producano e si riproducano. Ci sono imprenditori che pur non essendo estremisti religiosi vedono comunque nell’ordine patriarcale e capitalista l’opportuinta per mantenere lo status quo che consente loro di fare profitto.

In Italia questa gente si chiama Pillon, Gandolfini, Por Vita E Famiglia, è attiva dentro La Lega, Fratelli d’Italia, Forza Nuova, Casa Pound, hanno una scuola per formare “gladiatori cristiani” in un monastero medievale a Trisulti che il Ministero dei Beni Culturali ha praticamente regalato loro: sono nazionalisti razzisti sovranisti cattofascisti e continuano a mobilatarsi.

L’11 luglio saranno in moltissime città italiane per difendere il loro diritto ad essere omolesbobitransfobici. Saranno anche a Bologna. Noi invitiamo tuttu a mobilitarsi, facciamo capire a questa gente che noi esisteremo sempre e comunque, saremo libere nonostante tutto e ovunque andranno noi ci saremo a rovinare tutto.

Non avranno mai spazio e non avranno mai tregua!

Fuori i cattofascisti dalle nostre esistenze!

 

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Accesso Iinterruzione Volontaria di Gravidanza a Bologna: aggiornamento dell’11/05/2020

Stiamo tenendo costantemente monitorata la situazione inerente l’interruzione volontaria di gravidanza e i passaggi pratici. 
Le informazioni circa l’accesso all’Ospedale Maggiore continuano ad essere discordanti, in particolare riguardo alla necessità di presentarsi lì essendo già in possesso del certificato di gravidanza. Dopo le informazioni raccolte via telefono nelle scorse settimane, e di cui vi abbiamo parlato qui, abbiamo ricevuto testimonianza diretta di una IVG farmacologica eseguita senza che sia stato necessario presentarsi con il certificato di gravidanza.
Siamo soddisfatte di constatare come a Bologna sia stato semplificato l’accesso al servizio ed evitata l’esposizione ad inutili rischi di contagio. In tempi “normali”, a cui non vorremmo tornare, invece, il passaggio da un medico esterno all’ospedale e il test di gravidanza refertato (analisi delle urine) sono obbligatori.
Questa situazione di emergenza sta svelando molte contraddizioni su vari campi, e riguardo all’aborto
mostra come è possibile semplificare l’accesso, ridurre i passaggi e il numero di strutture a cui rivolgersi.
Vogliamo che questa procedura venga seguita e “ufficializzata” anche al rientro dell’emergenza sanitaria. L’aborto è un servizio essenziale, deve essere erogato con professionalità, evitando di allungare i tempi di attesa, complicando un percorso che già di per sè risulta impegnativo dal punto di vista emotivo e pratico. 
Rilanciamo ancora le rivendicazioni della Rete Pro-choice, che chiede “un adeguamento normativo delle procedure attuali, in particolare quelle per l’aborto farmacologico, che in questa fase di emergenza sanitaria appaiono particolarmente arretrate e non consone alle evidenze scientifiche e alla best practice medica”. Occorre accorpare gli esami necessari in un’unica giornata, incentivare l’uso della Ru486 ed estenderne la somministrazione alla nona settimana (come avviene in diversi paesi europei da parecchi anni), promuovere il teleaborto. Vogliamo poter abortire in sicurezza e tranquillità nelle nostre case, per non esporci inutilmente al rischio del contagio in ospedale e per riconquistare una maggiore autonomia sui nostri corpi
L’emergenza rende ora necessario un repentino adattamento e ci fa capire che l’unico vero ostacolo alla messa in pratica di procedure più snelle è l‘assenza di volontà politica in tal senso. 
Vogliamo estendere le nostre rivendicazioni oltre l’emergenza!
Non accettiamo più che l’aborto sia una battaglia politica che si combatte sui nostri corpi, l‘IVG deve essere una procedura non soggetta agli attacchi degli obiettori di coscienza, né rallentata dalla burocrazia. I consultori devono tornare ad essere spazi femministi, liberi da pregiudizi, dove poter eseguire l’aborto farmacologico, mantenendo in ospedale solo quelli eseguiti chirurgicamente. L’interruzione volontaria di gravidanza deve essere vissuta in serenità: è da qui che passa l’autodeterminazione, il controllo delle scelte sui nostri corpi deve essere lasciato a noi e solo a noi. Vogliamo finalmente esercitare liberamente le nostre scelte, senza essere ospedalizzate quando non strettamente necessario
Ricordiamo ancora una volta che offriamo il nostro sostegno emotivo e pratico a tutte le persone che ce lo richiedono in tale momento.
La solidarietà femminista è forte e necessaria. Noi ci siamo, scriveteci!
Collettivo femminista Mujeres Libres-Bologna 
Mail: viazambonifemminista@inventati.org 
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Ecco qua il riepilogo delle informazioni su come accedere alle IVG in questo periodo (la data è quella del 28/04 perché le procedure non risultano modificate dopo di allora)
    Attenzione: All’Ospedale Maggiore potrebbe NON servire il certificato medico.
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Accesso all’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) BOLOGNA – Emergenza COVID-19 ->AGGIORNAMENTO 28/04/2020<-

Continua il monitoraggio sull’accesso all’IVG a Bologna in tempo di Covid-19. Ecco un’infografica che spiega brevemente i principali passaggi:
 
    
Attenzione: All’Ospedale Maggiore potrebbe NON servire il certificato medico. Perché? Alcune/i operator* alle nostre ripetute chiamate ci hanno risposto che non è necessario presentare il certificato di gravidanza.
In ogni caso ecco per voi anche qualche info sull’esame delle urine e il certificato di gravidanza:
1)TEST DELLE URINE.
IN FARMACIA: l’analisi delle urine in farmacia è la via più rapida per ottenere un test di gravidanza refertato, necessario per ottenere il certificato dal medico. Solitamente si consegna l’urina in farmacia entro le 9:00 del mattino e nel pomeriggio sarà pronto il risultato da ritirare. Il test di gravidanza è considerato un esame urgente. Dalle informazioni che abbiamo raccolto, circa molte farmacie ci hanno detto che i laboratori di analisi esterni a cui si appoggiano sono ancora chiusi, pertanto non riescono ad eseguire i test. Alcune farmacie garantiscono il servizio un unico giorno a settimana, perchè i laboratori hanno ridotto l’attività. Altre continuano a garantire il servizio tutti i giorni. Consigliamo di chiamare
NB Il test delle urine può essere effettuato anche attraverso il Servizio Sanitario Nazionale con prenotazione CUP, ma vi sconsigliamo questa strada che allungherebbe di molto i passaggi e la tempistica.
2)CERTIFICATO MEDICO.
PUÒ ESSERE FIRMATO DA QUALSIASI MEDICO, anche dal medico di base o dalla proprio ginecologa di fiducia. Si può richiedere al medico di attestare l’urgenza e saltare la settimana di riflessione. Se si preferisce ci si può rivolgere ai CONSULTORI. Tutti i consultori di Bologna sono attivi e accessibili, tranne il Poliambulatorio Reno, il cui reparto di ginecologia è stato temporaneamente spostato presso il Poliambulatorio Saragozza. Per ottenere il certificato, alcuni consultori richiedono necessariamente il test delle urine refertato (vedi sopra), altri ci hanno comunicato che, visti i tempi, non è necessario presentarsi con il test, provvederanno ad effettuarlo in loco. Consigliamo di chiamare per verificare. Inoltre, per accedere al consultorio è necessario telefonare e fissare un appuntamento, verranno chiesti indirizzo di residenza e data dell’ultima mestruazione. ATTENZIONE: la difficoltà maggiore all’accesso è che i consultori ricevono chiamate per le prenotazioni solo in determinati orari, che variano da consultorio a consultorio, ma sono generalmente intorno alla pausa pranzo. 
Queste informazioni sono state raccolte direttamente da noi, ciò non esclude il fatto che possano esserci imprecisioni e lacune. In caso ne riscontriate vi chiediamo di comunicarcele all’indirizzo email viazambonifemminista@inventati.org e provvederemo ad effettuare le dovute correzioni. 
Permettetici però una riflessione riguardo alle informazioni che abbiamo raccolto contattando il reparto di ginecologia dell’Ospedale Maggioere.
Ci siamo rese conto che a persone diverse, in giorni diversi, sono state comunicate informazioni discordanti. Le segnalazioni non coincidono: asettimane alterne ci viene ribadito che si può accedere al servizio senza il certificato medico che attesta la gravidanza e prescrive l’IVG! Questo ci ha spiazzate non poco: possibile che non ci sia un protocollo chiaro e definito? Possibile che a seconda di chi risponde al telefono rischiamo di slittare l’accesso di una settimana o più? O di dover girare sperando di trovare farmacie che ancora effettuano analisi delle urine o consultori che non abbiano sospeso il servizio di ginecologia? Noi continueremo a monitorare ma è necessaria chiarezza sulle procedure per evitare a chi necessita di abortire inutili passaggi o una pericolosa esposizione al contagio, oggi più che mai.
Il diritto all’aborto dev’essere garantito appieno! 
Vogliamo il superamento della legge 194, l’abolizione dell’obiezione di coscienza e della settimana di riflessione.
Pretendiamo un maggiore utilizzo della RU486, la possibilità di aborto farmacologico a casa dopo sola consultazione da remoto e l’estensione della somministrazione dalla settima (49 giorni) alla nona settimana (63 giorni) gestazionale come nel resto di Europa.
Sosteniamo l’appello di Pro-choice. Rete italiana contraccezione aborto, e vi chiediamo di dare massima diffusione.
E ricordate: loro (i cattivi) non sono per la vita, sono contro la libera scelta, la nostra!
Per qualsiasi dubbio, chiarimento, sostegno vi ricordiamo di contattarci! Noi ci siamo! Girls support girls!
Collettivo femminista Mujeres Libres-Bologna 
Mail: viazambonifemminista@inventati.org 
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Accesso all’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) BOLOGNA – Emergenza COVID-19 ->AGGIORNAMENTO 09/04/2020<-

Attenzione! Purtroppo abbiamo una cattiva notizia: diversamente dalla scorsa settimana, l’accesso all’Ospedale Maggiore torna alla procedura in vigore prima dell’emergenza COVID-19: per effettuare un’IVG occorre essere in possesso del certificato medico che attesti la gravidanza e ne prescriva l’interruzione volontaria! E’ una cattiva notizia perchè, nonostante le direttive di governo, regioni e comuni prescrivano di uscire di casa il meno possibile, per effettuare un’interruzione volontaria di gravidanza occorrerà effettuare ben 3 passaggi:

1) Test valido che confermi la gravidanza (analisi delle urine)

2) Certificato medico che attesti la gravidanza e prescriva l’IVG

3) Accesso alla struttura ospedaliera in cui si effettuerà l’IVG

L’accesso torna a complicarsi. Se vuoi informazioni più dettagliate puoi trovarle nella nostra GUIDA ALL’IVG oppure puoi contattarci!

Continuiamo a sostenere l’appello per l’implemento del ricorso all’aborto farmacologico lanciato da Pro-choice. Rete italiana contraccezione aborto, e vi chiediamo di dare massima diffusione.
E ricordate: loro (i cattivi) non sono per la vita, sono contro la libera scelta, la nostra!

qui le informazioni aggiornate:

Dove rivolgersi

Come accedere

OSPEDALE MAGGIORE largo Bartolo Nigrisoli, 2

40100 BOLOGNA

presso

Ostetricia-ginecologia

Day hospital ginecologia

via dell’Ospedale 2

palazzina F, piano terra

informazioni: 051 6478781

lun-ven 8:30-13:00

Accesso diretto (non serve prendere un appuntamento)

dal lunedì al venerdì, dalle 8:30 alle 12:30.

Documenti necessari:

1) certificato medico che attesti la gravidanza e che prescriva l’IVG*

2) documento d’identità

3) tessera sanitaria

*può essere rilasciato da un qualsiasi medico, anche dal proprio medico di base, dalla propria ginecologa o dalla ginecologa del consultorio. Dalla data di prescrizione è OBBLIGATORIO LASCIARE PASSARE 7 GIORNI (cosi prevede la legge) prima di effettuare l’intervento. Questa regola non vale se il medico prescrive l’urgenza. Per informazioni più dettagliate leggi la GUIDA ALL’IVG sul nostro blog oppure contattaci!

OSPEDALE S.ORSOLA-MALPIGHI: SERVIZIO SOSPESO!

Consigliamo comunque di chiamare la struttura presso cui si vuole interrompere la gravidanza per avere informazioni il più possibile aggiornate.

Queste informazioni sono state raccolte direttamente da noi, ciò non esclude il fatto che possano esserci imprecisioni e lacune. In caso ne riscontriate vi chiediamo di comunicarcele all’indirizzo email viazambonifemminista@inventati.org e provvederemo ad effettuare le dovute correzioni.

Ci auguriamo la massima diffusione di queste informazioni, chiediamo però che non venga modificato il contenuto in nessuna parte. Il pdf è reperibile per consultazione e riproduzione sul blog https://mujeres-libres-bologna.noblogs.org/

Collettivo femminista Mujeres Libres-Bologna Mail: viazambonifemminista@inventati.org Blog: https://mujeres-libres-bologna.noblogs.org

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